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Affitto raddoppiato: Antea rischia la chiusura

Il direttore Casale: «A fine mese scade la convenzione e la Asl ci chiederà 750.000 euro»

Affitto raddoppiato: Antea rischia la chiusura

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Il Padiglione 22 quando il Santa Maria della Pietà era il Manicomio Provinciale lo chiamavano «il Bisonte» perché era il più grande e poteva contenere anche 320 pazienti «cronici». Dentro al Bisonte abbandonato il regista Livio Bordone vi girò il film thriller «Padiglione 22». Poi fu rimesso a posto con i soldi messi a disposizione dallo Stato per la realizzazione di hospice (legge Bindi). Con un protocollo d’intesa la Asl RmE lo diede in comodato d’uso alla onlus Antea (nata nel 1987 e specializzata nell’assistenza domiciliare e in hospice ai malati oncologici terminali), riconoscendo una riduzione del 5% alla Asl delle diarie. Poi una Convenzione del 2008 ha convertito il comodato d’uso in un contratto d’affitto piuttosto elevato ridotto poi a 350.000 euro l’anno per poter ammortizzare la spesa che Antea aveva sostenuto (circa un milione e mezzo di euro attinti esclusivamente da donazioni private) per arredi, il Ced, l’informatizzazione e altre migliorie.

Il centro Antea è ancora lì al Bisonte. È un centro d’eccellenza che dal 1987 a oggi ha assistito più di 15.000 pazienti e le loro famiglie completamente gratis. Come tutte le onlus vive di donazioni ma è anche accredita con la Regione Lazio per 25 posti in Hospice e 100 a domicilio. Si tratta di 202 euro al giorno per ogni paziente ricoverato all’hospice e 100 sempre al giorno per chi è assistito a casa. «Oltre a questi numeri - spiega il direttore sanitario e scientifico Giuseppe Casale - assistiamo anche una cinquantina di persone gratuitamente cioè extra convenzione». Purtroppo le spese non finiscono mai, le donazioni con la crisi si contraggono e i fondi pubblici servono solo a pagare gli interventi domiciliari. A preoccupare Casale non è solo il bilancio in rosso ma l’imminente scadenza, a fine mese, della Convenzione. «In pratica saremo costretti a pagare il canone d’affitto nella sua interezza cioè 750.000 euro - spiega Casale - E non ce lo possiamo permettere. Diamo lavoro a 86 persone tutte formate e specializzate, assunte a tempo indeterminato. Dovremo cominciare a licenziare e forse non basterà. Praticamente è come condannarci alla chiusura. Per questo abbiamo chiesto un incontro con la Asl e la Regione».

Casale, da parte sua, vorrebbe risparmiare anche sulle spese delle utenze che ammontano a 20.000 euro al mese. «Abbiamo contattato un’azienda che fornisce energia elettrica per tutto il comprensorio in maniera forfettarie che ci costerebbe un quarto di questa spesa - spiega ancora Casale - chiediamo anche questo alla Asl». L’ideale sarebbe il ritorno al comodato d’uso o comunque un affitto non così esorbitante. «Del resto intorno a noi - dice Casale - ci sono altri padiglioni occupati dal Comune, da altre associazioni ecc e non credo, in proporzione, paghino cifre del genere. La Asl invece spende un paio di milioni l’anno per guardiani privati all’ingresso e guardie giurate armate. Ci sono tante aree abbandonate, tanti padiglioni che potrebbero essere recuperati e magari dati in gestione a qualche associazione onlus che si occupa di sociale». Comunque Casale è ottimista: «La Regione ci verrà incontro».

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