Il 13 settembre 2013 alle ore 13, dopo tredici anni di attività, il Tribunale di Ostia ha chiuso i battenti. Inscatolati fascicoli, pratiche, fotocopiatrici e arredi la sezione distaccata del foro romano è tornata ad essere accorpata alla sede centrale di piazzale Clodio. Una sorte, quella toccata agli uffici di via dei Fabbri Navali, che ha riguardato le cittadelle giudiziarie di tutta Italia inserite – in egual misura e a prescindere dal carico di lavoro svolto e dai bacini di utenza coperti – nella famosa lista nera della Legge delega numero 148 del 2011, attuata attraverso il decreto legislativo numero 155 del 2012. Alla scadenza del 13 settembre, termine utile entro il quale sarebbe stato possibile salvare il tribunale lidense, la legge ha fatto il suo corso e migliaia di pratiche ancora aperte sono finite nei labirinti di viale Giulio Cesare. L’escamotage per evitare ritardi e disagi infiniti, in realtà, ci sarebbe pure stato. Bastava dare applicazione all’articolo 8, contenuto nello stesso decreto legislativo, che consentiva di utilizzare le strutture delle sedi distaccate per celebrare almeno i processi pendenti. Il presidente del Tribunale, però, non ha autorizzato questo utilizzo e – oltretutto – il Comune di Roma non ha neanche garantito la copertura, essendo stato già disdettato il contratto di locazione della struttura di via dei Fabbri Navali. Quindi, inscatolato il tutto, fascicoli e documenti sono partiti alla volta di piazzale Clodio: accatastati nelle cancellerie degli uffici accorpanti, in attesa di essere ricollocati, con il risultato di ritardi pazzeschi e intoppi nei già lunghi tempi della giustizia italiana. Inutili le manifestazioni e i sit-in degli avvocati, dei dipendenti del Tribunale, dei politici e di tanti semplici cittadini per evitare la chiusura immediata della sede distaccata. Vana la petizione che, in una manciata di giorni, ha raccolto un migliaio di firme. E per niente ascoltato lo sciopero della fame, protrattosi per una settimana, di alcuni avvocati per chiedere la proroga della chiusura e, almeno, lo smaltimento dei processi in corso così da evitare il trasferimento coatto dei fascicoli e l’eventuale ritardo di situazioni già aperte. Oggi i togati lidensi continuano a svolgere il proprio lavoro facendo la spola tra Ostia e il foro romano. Così come facevano prima della istituzione delle sezioni distaccate, nel non troppo lontano 1998. Quando il Governo, con lo stesso strumento della Legge delega, alleggerì il carico enorme dei Tribunali centrali creando succursali con competenze territoriali.
La sede di Ostia spazzata via in pochi minuti. È il caos
Silvia Mancinelli Il 13 settembre 2013 alle ore 13, dopo tredici anni di attività, il Tribunale di Ostia ha chiuso i battenti. Inscatolati fascicoli, pratiche, fotocopiatrici e arredi la sezione...
