Atto finale per la stesura del bilancio capitolino, da approvare irrevocabilmente entro il 30 novembre. Una manovra complessa e complicata dallo stato confusionale in cui versa il Pd, alle prese con la fase precongressuale. Lo schema dell’accordo con il governo, secondo indiscrezioni, prevede la trasformazione di 480 milioni in debito storico nella gestione commissariale e circa 150 milioni in arrivo dalla Regione per il trasporto pubblico. Per colmare il deficit di 867 milioni l’assessore capitolino al Bilancio, Daniela Morgante, dovrà recuperare 240 milioni. Non soldi cash dunque da parte del ministro all’Economia ma uno "sgravio" di bilancio al quale si unisce il via libera per la ricontrattazione dei contratti di servizio. Il "minimo" verrebbe da dire considerata la bocciatura dell’emendamento che avrebbe consentito di risparmiare 160 milioni con i prepensionamenti. I margini di manovra insomma sono strettissimi e per questo l’equilibrio politico tra Aula e Giunta diventa vitale. Un’impresa che ad oggi appare quasi più difficile del bilancio stesso. Ad alzare la voce, mettendo i puntini sulle "i", il presidente della commissione Bilancio, Alfredo Ferrari (Pd) che non ha affatto gradito le indiscrezioni stampa su manovra e tagli. «Appare singolare che le ipotesi di tagli, apparse sulla stampa, debbano diventare il documento ufficiale su cui ragionare e mettere in preallarme la città. Appare singolare per due motivi: se quei dati risultassero veri, sarebbe grave che l’assessore Morgante non ne abbia parlato in commissione; se quelle, invece, fossero solo proiezioni, sarebbe altrettanto grave scoprire di aver creato preoccupazioni infondate nei cittadini, che certo non si meritano anche questo. Con l’assessore Morgante, non più tardi di due settimane fa, abbiamo iniziato in commissione un lavoro di confronto e di analisi sulla manovra da redigere - dice Ferrari - proprio per questo auspico che l’assessore, una volta acquisiti elementi certi, venga immediatamente a presentare il documento nella sede tecnica preposta. Stiamo per proporre e approvare, come Roma Capitale, un bilancio delicato. La collaborazione e l’ascolto fra la Giunta, che detiene il potere esecutivo, e l’Assemblea Capitolina, che ha invece quello di indirizzo e controllo, sono quanto mai fondamentali». A buon intenditor poche parole, insomma. Anche se difficilmente il Pd riuscirà a mantenere almeno in questi giorni una linea dura. La fase precongressuale accentua infatti divisioni e vecchi rancori. La conferenza organizzata ieri dal capogruppo Pd in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, ne è la prova. Una conferenza programmatica nella quale si indicano i progetti per la città. Una sessione di "studio" dal sapore elettorale alla quale hanno partecipato sindacati e categorie. Da loro arriva però la "sveglia". Le elezioni sono state vinte quattro mesi fa. Una giunta che non produce delibere, o meglio, quelle che produce non concludono l’iter in Consiglio comunale; un consiglio che, senza precedenti, non ha ancora approvato nulla, tranne mozioni e un atto di cessione. Parla di «cambio di rotta» il segretario Cgil Lazio, Di Berardino: «Questi mesi sono serviti al sindaco e alla giunta per conoscere la situazione, ora però serve un cambio di rotta». Sulla stessa scia - il che già la dice lunga - il presidente Acer, Bianchi che non manca la stoccata alla frase di Marino della sera prima sui poteri forti e i costruttori romani. «Il sindaco ha definito noi costruttori poteri forti, non so se si riferiva a qualcuno in particolare. Per noi i poteri forti sono quelli che stanno agendo su Alitalia e su Telecom. Noi, semmai siamo un potere serio che rappresenta il 30% del Pil e che chiede all’amministrazione di cominciare a fare qualcosa». Di alibi insomma non ce ne sono più. Anche per il Pd che deve trovare un suo equilibrio. La strada sembra quella del riassetto delle correnti che potrebbe vedere come prima mossa quella di "silurare" proprio il capogruppo D’Ausilio. Il presidente della commissione Patrimonio, Pierpaolo Pedetti è tornato a chiedere, quanto già detto nei giorni scorsi da altri due consiglieri, Palumbo e Stampete: una verifica sul capogruppo, "lanciato" prima come candidato alla guida del Pd Roma e poi ritirato. Al suo posto sarebbe pronto ad andare il popolare Policastro. Il congresso, forse, rimetterà ordine anche, o soprattutto, su questo.
Tagli per 240 milioni. Il Pd mette i paletti
Marino: manovra da varare entro novembre. Cgil: elezioni vinte 4 mesi fa, ora cambio di rotta
