Roma Capitale

Salvò due ebrei nel ’43. L’addio del quartiere Africano ad Armando Savi

Ha concluso la sua esistenza senza accorgersene, Armando Savi, che 70 anni addietro fu il più giovane italiano ad aver salvato due ebrei dalla furia nazista facendoli fuggire da Roma. Oggi alla...

Ha concluso la sua esistenza senza accorgersene, Armando Savi, che 70 anni addietro fu il più giovane italiano ad aver salvato due ebrei dalla furia nazista facendoli fuggire da Roma. Oggi alla Chiesa di Santa Maria Goretti sono stati celebrati i funerali. In tanti a salutarlo, lui ben conosciuto al quartiere Africano-Trieste, lui l’eroe del 1943. Per la sua impresa nel 2010 fu riconosciuto come Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 2004 ricevette un diploma al merito dalla Comunità ebraica di Roma e un Encomio dalla Regione Lazio a firma dell’allora presidente Storace. Questo il suo racconto in un’intervista rilasciata a Il Tempo nel 2010: «In quel 1943 la mia famiglia si era trasferita da Roma a Monteleone Sabino: mia madre e i miei fratelli temevano gli attacchi aerei. Avevo 17 anni. Conobbi Pacifico Spagnoletto, ebreo, anche lui riparato al paese per evitare i rastrellamenti dei tedeschi». «Spagnoletto venne a sapere che dovevo fare una puntata nella Capitale per prendere le tessere dell’annonario per pane e pasta – racconta Armando – e mi disse che in viale XXI Aprile, suo figlio Lello e il genero Bruno, erano nascosti in una cantina. Mi chiese se potevo fare qualcosa per portarli fuori». Savi si mise d’accordo con suo padre. Fece preparare una lettera d’assunzione per i due ragazzi per andare a lavorare nei boschi di Monteleone come taglialegna. Prese la bicicletta e partì per Roma. Arrivato a viale XXI Aprile, contattò Bruno e Lello, fece preparare un’altra bicicletta e partirono. A Passo Corese furono fermati da una pattuglia di carabinieri: «Mostrai la lettera d’assunzione dei due. I militari capirono la situazione ma ci fecero passare. Pedalammo per 70 chilometri verso la salvezza». Armando avrebbe compiuto 87 anni a dicembre. Ha visto molto nella sua vita, da bambino conobbe Guglielmo Marconi che gli regalò una scimmietta di latta, riposta fra i suoi cimeli. Con la sua Maddalena festeggiò le nozze d’argento. È stato meccanico dal 1941 al 1942 nella sede romana della «Siderurgica Milanese», dal '49 al '52 collaboratore del giornalista Aldo Molinari, anche nelle produzioni di Cinecittà, e impiegato alla società di trasporti Gondrand. Ha visto l´Italia rinascere essendone partecipe.

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