Roma Capitale

Case popolari, chi è nei residence può scavalcare le graduatorie

Silvia Mancinelli Graduatoria punti 10: arrivano gli alloggi popolari, ma solo per chi vive nei residence . La delibera approvata lo scorso 13 settembre in Campidoglio, e che prevede il superamento...

Graduatoria punti 10: arrivano gli alloggi popolari, ma solo per chi vive nei residence . La delibera approvata lo scorso 13 settembre in Campidoglio, e che prevede il superamento del modello dei centri abitativi di residenza temporanei, ha come obiettivo la sistemazione delle 1376 famiglie alloggiate nei residence di Roma. Costano troppo, 35milioni di euro l’anno, le casse piangono, e la priorità è chiuderli. Cinquemila euro a famiglia una tantum e 700euro al mese per otto anni a nucleo familiare, con la possibilità per ognuno di scegliersi l’appartamento da farsi pagare, naturalmente nei limiti della cifra concordata: è questa la soluzione individuata dalla Giunta Marino e che punta dal prossimo gennaio - ferma restando l’approvazione del bilancio - a liberare le onerose strutture private sistemando al contempo quanti vi abitano. Per gli altri romani in emergenza abitativa e inseriti in graduatoria punti 10 - l’unica attualmente vigente - non resta che aspettare, appoggiati dai parenti o peggio ancora arrangiandosi in macchina o in sistemazioni di fortuna. I residence a Roma sono ad oggi tredici. Non saranno ovviamente chiusi in blocco, vista l’impossibilità di reperire al contempo delle sistemazioni alternative per quanti vi abitano. Saranno liberati, invece, a tappe. Per 328 famiglie ospitate nelle strutture di Casal Lumbroso, Campo Farnia, via Beniamino Segrè e via Caltagirone - per le quali il contratto stipulato dal Comune è scaduto da mesi - il trasferimento negli alloggi popolari provvisori, affittati dal Campidoglio a canone concordato, potrebbe iniziare già da gennaio. In questo modo, in un anno, l’assessore alle Politiche Abitative Daniele Ozzimo promette un risparmio pari a 3milioni per il primo anno, che arriva a superare i 4milioni di euro negli anni successivi, quando non si dovrà più pagare il buono di fuoriuscita di 5mila euro. Gli alloggi a canone concordato sono una soluzione temporanea, tanto quanto lo erano i residence. Tuttavia più economici. Le famiglie che godranno del pagamento dell’affitto per otto anni lo faranno in un appartamento in attesa di una casa popolare definitiva. «Senza perdere - precisa l’assessore Ozzimo - la propria condizione di emergenza abitativa e quindi la posizione acquisita negli anni in graduatoria». Ma chi, in pratica, potrà godere del buono casa? Innanzitutto – come detto – quanti hanno dieci punti in graduatoria. Poi, ma per questi i tempi saranno più lunghi, gli altri inquilini dei residence che abbiano fatto domanda di iscrizione in graduatoria attraverso l’apposito bando e le cui condizioni di indigenza e di difficoltà siano comprovate. A tal proposito da un paio di settimane è stata istituita una task force composta da cinquanta persone, tra amministrativi e agenti della Polizia di Roma Capitale, con il compito di effettuare delle verifiche su quanti abitano nelle case popolari e negli alloggi Ater. Sono già un’ottantina le famiglie allontanate dalle strutture perché proprietarie di altri immobili o con redditi superiori a quanto richiesto per beneficiare dell’assistenza sociale. Gli alloggi che in questo modo verranno di volta in volta liberati - si è cominciato dal centro storico - saranno destinati alle persone in graduatoria con dieci punti nelle prime posizioni utili. In attesa che si decida la realizzazione di nuove strutture di edilizia popolare, in grado di rispondere ad un’emergenza in perenne crescita.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.