Da Nord a Sud, per raggiungere il centro storico della Capitale, il copione non cambia: ore e ore stipati nei convogli del treno o della metro oppure negli autobus stracolmi. Bloccati nel traffico. Distrutti ancor prima di arrivare sul posto di lavoro. Ecco la vita della Capitale dei pendolari. Tempo prezioso perduto, stress alle stelle, in balia della sporcizia e del degrado. Sempre con l’occhio sull’orologio perché il ritardo è sempre dietro l’angolo e nessuno se lo può permettere. La Fl5 che collega il litorale con la Città Eterna è una linea senza speranze. Da Civitavecchia partono un fiume di pendolari. E con loro viaggiano i croceristi, a migliaia con grossi bagagli al seguito in arrivo tutti i giorni al porto. E da lì tutti verso la stazione per raggiungere Termini. L’ex assessore alla Mobilità regionale aveva annunciato in pompa magna il «Roma express», il cosiddetto «treno per croceristi», archiviato subito dopo l’arrivo della nuova giunta Zingaretti. Così, da una parte i pendolari lamentano l’invasione quotidiana di turisti con megabagagli, dall’altra gli stessi croceristi fanno presente di non avere alternative a costo contenuto per raggiungere il cuore storico della Capitale. Da Ostia la musica è la stessa: quasi un’ora e mezza, con i mezzi pubblici, per arrivare a piazza di Spagna. I convogli sono desueti e, quindi, sempre a rischio guasto. Ad ogni fermata sale una marea di gente e sembra di ritrovarsi più nella Capitale della Romania che alle porte di Roma. Che dire poi se si parte dalla Borghesiana? Ci si mette meno a raggiungere Napoli in automobile. Sì, perché servono almeno due ore e il cambio di ben quattro mezzi pubblici per percorrere 18 chilometri. Roba da non credere. Ma è così. Serve l’ingegno e molta fortuna per coordinare i vari passaggi e per dribblare il traffico che è l’incognita sempre dietro l’angolo. Un muro di macchine sulla Casilina «parcheggiate», bloccate, incollate sull’asfalto. Si lamenta chi vive a Nuovo Ponte di Nona: per arrivare al Policlinico Casilino altro che due ore! Roma Nord, Olgiata. Chi decide di lasciare l’auto a casa, perché ci si mette molto ma molto di più per attraversare la via Cassia nelle ore di punta, spesso deve ricredersi. Sulla carta i minuti per raggiungere il centro sarebbero 31. Sulla carta, appunto. Perché tra furti di rame o maltempo (basta una gelata per bloccare gli scambi), lo stop è di rigore. E la piaga, negli ultimi tempi, sembrano essere le aggressioni che, assieme ai suicidi, costituiscono ulteriori motivi di blocco delle corse. Alla situazione si aggiungono poi gli atti vandalici: bagni distrutti, quadri elettrici in bella vista, scritte dovunque. E sporcizia. Da Settebagni strizzati e umiliati su un percorso che in auto si «consuma» nella metà del tempo ma costa caro perché il carburante non te lo regala nessuno. Non resta quindi che affidarsi al solito viaggio inumano su treni e autobus. Un’ora a mezza per ritrovarsi ai piedi della Barcaccia. Nel mezzo ci si attrezza della solita pazienza, di una buona dose di «stomaco» e di sangue freddo. Un miracolo se trovi il tuo spazio vitale all’interno della metro B. Un altro miracolo restare ancora vivi sino alla stazione Tiburtina. E un miracolo ancora il travaso verso la metro A e l’arrivo in piazza di Spagna. La Capitale dei «miracoli», al contrario, è anche questa. (Fotoservizio Gmt)
Treni, metro e bus Scandalo quotidiano
Da Nord a Sud, per raggiungere il centro storico della Capitale, il copione non cambia: ore e ore stipati nei convogli del treno o della metro oppure negli autobus stracolmi. Bloccati nel traffico....
