Roma Capitale

Scarti di Malagrotta fuori. Cerroni: «Servono qui per coprire l’invaso»

«Malagrotta non può chiudere così». Niente fos, niente "capping", la copertura tombale dell’invaso: si può riassumere così il contenuto delle lettere inoltrate dal patron di Malagrotta allecopert...

«Malagrotta non può chiudere così». Niente fos, niente "capping", la copertura tombale dell’invaso: si può riassumere così il contenuto delle lettere inoltrate dal patron di Malagrotta allecopert istituzioni dopo la chiusura della discarica il 30 settembre. Dal 1° ottobre, infatti, la fos (frazione organica stabilizzata) e gli scarti degli impianti di Manlio Cerroni vengono dirottati in varie parti d’Italia: la prima nelle discariche della Gedit a Calcinato (Brescia), Roccasecca (Frosinone) e Sogliano sul Rubicone (Forlì-Cesena), di cui si serve anche Ama, mentre gli scarti finiscono sempre a Calcinato, Roccasecca e Taranto e negli impianti di recupero di Pomezia e Rocca Cencia. Una sistemazione «provvisoria», per Cerroni, che ora a «mente fredda e spirito rasserenato» torna alla carica invitando le amministrazioni, il Comune in particolare, a riconsiderare la sua proposta di poter utilizzare la fos per la chiusura di Malagrotta: in alternativa, «non è possibile avviare il capping». «È stato dimostrato, sulla scorta di rilevazioni non contestabili, che l’attuale morfologia della discarica non consente di dar corso al capping e di predisporre un valido sistema di raccolta delle acque poiché vi è presente un’area che si presenta depressa rispetto alle quote sommitali - scrive Cerroni il 1° ottobre - E’ stato dimostrato che l’uso di materiali eterogenei (proposti dal Comune, ndr) presenta notevoli componenti di rischio ed è chiaro che un tale rischio non può essere assunto dal gestore, il quale, dovendo rendere una garanzia almeno trentennale di post gestione, ha il diritto di realizzare il riempimento secondo le metodiche che offrano le maggiori garanzie di sicurezza». Per questo «è stato prospettato l’uso della fos proveniente dagli impianti di trattamento meccanico biologico poiché tale materiale, oltre ad essere legalmente preferito nelle operazioni di recupero ambientale - quale deve essere oggi qualificata l’attività di riempimento in questione all’interno di una discarica che ha cessato le attività di ricezione dei rifiuti - è ampiamente disponibile in loco». Facendo poi riferimento alle tariffe, Cerroni precisa che «si tratta di valori che i principi di efficienza, economicità e proporzionalità impediscono di disconoscere».

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