Roma Capitale

«Non ci possono lasciare in balìa degli ingorghi»

Davide Di Santod.disanto@iltempo.it «Quando servono non ci sono. Stanno in giro a passeggiare in centro ma nei punti nevralgici della città non li vedi mai». Non è difficile capire che Mattia...

«Quando servono non ci sono. Stanno in giro a passeggiare in centro ma nei punti nevralgici della città non li vedi mai». Non è difficile capire che Mattia Valente, 35enne impiegato romano, ce l’ha coi vigili urbani. Come tanti, ieri mattina, Mattia si è trovato imbottigliato in un traffico surreale degno de L’ingorgo , il film di Comencini del 1979. La pellicola racconta di una giornata di traffico in tilt sull’Appia. Ieri invece cosa è successo? «La scena che ho visto a Porta Maggiore era da film. Non una commedia, però: un horror. Sono arrivato in scooter da via Casilina poco prima delle 10 e mi sono messo in coda al semaforo, come tutti. La piazza era completamente bloccata: sembrava un meccanismo impazzito dove tutti i pezzi si erano mischiati tra loro. E dei vigili, al gabbiotto, neanche l’ombra». Molti di loro erano in assemblea dopo la nomina del nuovo comandante. «Sì, e nel frattempo in mezzo alla piazza il trenino della Roma-Pantano era incastrato tra le auto. Di fronte a lui c’era il tram e bloccato tra i due un tir. I passeggeri dei due mezzi, fermi da chissà quanto, si sono poi fatti aprire le porte e cercavano di raggiungere il marciapiede tra le macchine per continuare il viaggio a piedi. Una follia. Poi per trovare un varco tutti gli scooteristi, me compreso, si sono messi dietro al camion e quando è riuscito a passare ci siamo infilati anche noi. Ma non voglio pensare a chi era in macchina. Considerando anche che quando sono riuscito a raggiungere via Principe Eugenio, in direzione opposta c’era un serpentone di auto in coda per andare a Porta Maggiore». Potrebbero esserci altre assemblee dei vigili anche oggi. Cosa pensa di fare? «Credo solo che in giorni come questi, con le scuole aperte e il traffico dovuto alla pedonalizzazione dei Fori che si ripercuote su mezza città, c’è bisogno della loro presenza sulle strade. Perché noi, a lavoro, dobbiamo andarci».

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