Roma Capitale

Via tutti i tavolini Ristoratori in rivolta

Scure sugli arredi esterni del centro storico Furiosi i titolari: «Ci incateniamo in Municipio»

Parte la scure del I Municipio sui tavolini all’aperto autorizzati. In queste settimane stanno arrivando centinaia di lettere ad altrettanti esercenti del centro storico per disdire concessioni di suolo pubblico permanenti. Da Trastevere a Testaccio, fino a piazza Navona, Pantheon e Campo de’ Fiori. Il motivo è la rigida applicazione del codice della strada voluta dalla precedente amministrazione che faceva capo a Corsetti e che ha dato il via alla revisione delle occupazioni tagliando e in molti casi sopprimendo i tavoli all’aperto. Gli esercenti hanno tempo fino al primo gennaio 2014 per mettersi in regola con i nuovi piani di massima occupabilità e dunque con i nuovi limiti imposti al loro spazio esterno. Sono 140 le vie e le piazze dove i piani entreranno in vigore, considerando che per una sola strada possono essere decine gli esercenti interessati dal taglio o dalla soppressione del proprio spazio all’aperto. Solo a Trastevere, in vicolo del Cinque, le lettere arrivate sono una quindicina. Tutte, per disdire o tagliare concessioni di suolo pubblico permanenti. Ma i proprietari dei locali mostrano i denti e promettono di dare battaglia. Ci sono casi come quello di Alessandro Pulcinelli, proprietario del bar-latteria su vicolo del Cinque al quale vengono tolti tutti e due i tavolini. Sembra poca roba ma per lui diventa una questione fondamentale. «Questo locale sta qui dal 1950, l’ho rilevato con un’occupazione permanente, questi due tavoli all’aperto per me rappresentano un richiamo per la clientela. Se me li tolgono finisco davvero nei guai. E poi mi chiedo, non sarebbe stato meglio prima occuparsi di quelli che l’autorizzazione per mettere i tavolini non ce l’hanno proprio? Potrei citare decine di casi anche in questa zona». A Pulcinelli il Municipio ha scritto che gli mancano i 5 metri di spazio necessari, come da codice della strada, da una carreggiata all’altra. Indignato è Fabio Spada, proprietario del ristorante Glass, locale molto noto nel rione. Per lui l’amministrazione ha deciso la revoca di tutta l’area esterna pari a 14 metri quadri con i relativi tavoli. Tavoli, si affretta a dire, «che non mi servono neanche per far mangiare la gente, ma per abbellire la strada». Anche per Spada il motivo è il rispetto del limite di spazio tra una carreggiata e un’altra. «Vorrei sottolineare che qui si sta parlando di esercenti autorizzati che pagano ogni anno la loro occupazione di suolo pubblico, non di abusivi – dice – pensare di applicare in modo così rigido il codice della strada equivale a mettere sul lastrico un’intera categoria che sta già pesantemente soffrendo la crisi economica». Poi l’affondo: «Ma il sindaco non ha detto che le casse del Comune sono vuote? E allora che fa? Toglie un’altra entrata certa che è quella del pagamento della tassa sul suolo pubblico? Mi sembra un vero controsenso». La lettera è arrivata anche al ristorante La Parolaccia, via tutti i tavoli anche per loro, e all’Osteria Cacio e Pepe. Alessadro Reitano, il proprietario, si mette le mani nei capelli mentre ci racconta cosa è successo. «Su sei tavoli me ne resterebbero tre, secondo il Municipio. I calcoli sono presto fatti, per me significa guadagnare circa 500 euro in meno a serata e dunque potrebbero esserci licenziamenti. Sono pronto a dare battaglia e a fare ricorso, ma a mio avviso dovremmo essere tutti quanti ad alzare le barricate». Pronto ad alzarle è anche Maurizio Massoli, della Pizzeria Otello, in via della Pelliccia. Il suo è forse il caso più emblematico. La via, secondo i nuovi piani, diventa piano zero. Significa niente più tavolini all’aperto né ora né mai. «Ho già presentato ricorso al Tar – racconta – e l’ho perso. Ora mi aspetta il Consiglio di Stato che mi costerà 8-10 mila euro. Mi vogliono togliere tutti e otto i tavolini per un totale di 32 posti a sedere. Che resto aperto a fare a questo punto?». Si incatenerà insieme al figlio davanti al I Municipio, se l’amministrazione non farà passi indietro, Riccardo Tiberti del ristorante a Trastevere Giulio Passami l'Olio. «A me toglieranno tutti i tavolini – ci spiega – e per quanto ne so la mia situazione è comune ad almeno l’80% degli esercenti qui in zona. Una cosa assurda che merita tutta l’indignazione possibile». Lapidario il commento di Claudio Pica, segretario Associazione bar e gelaterie: «Chiediamo che si apra subito un tavolo con il presidente del Municipio, l’assessore e il sindaco». Fotoservizio Gmt

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