Roma Capitale

Addio ad Atac patrimonio Pd alla resa dei conti

Per il bilancio si punta al decreto d’urgenza

Alle prese con il bilancio, il sindaco Marino ha certamente tirato un sospiro di sollievo, ieri, nell’apprendere che il governo Letta è saldo al comando. La riunione con i parlamentari romani è slittata a stasera ma i margini per essere ottimisti ci sono, eccome. «È previsto un incontro importante con il Governo - ha detto il sindaco - il dialogo è continuo». La strada è quella di un decreto d’urgenza per riaprire i confini dell’intervento commissariale. In questo modo 400, o forse 500 milioni, potrebbero essere sgravati dalla mole debitoria del Comune. Altri 140 milioni potrebbero arrivare dalla rimodulazione dell’Imu e altrettanti dalla Regione. A quel punto resterebbe una manovra da circa cento milioni di euro. Allontanato, al momento solo a parole, lo spauracchio del default (soprattutto politico), oggi l’Assemblea capitolina dovrebbe dare un ulteriore segnale di unanimità con l’approvazione della manovra bipartisan. Siamo però solo alla punta dell’iceberg. Se la manovra di bilancio ha in qualche modo ricompattatto le fila, la vicenda Atac è dietro l’angolo. Pronta ad esplodere. Alle polemiche dei giorni scorsi, limitate a note stampa e qualche telefonata "sopra le righe", seguono adesso i fatti. La mozione depositata dal presidente della commissione Patrimonio del Pd, Pierpaolo Pedetti rappresenta infatti un punto di non ritorno per la giunta Marino. Si chiede infatti all’assessore Improta di fare luce: se l’assunzione del nuovo capo del personale Atac sia avvenuta nel rispetto delle norme vigenti, dei regolamenti aziendali e delle delibere comunali; se si sia in procinto di fondere per incorporazione Atac Patrimonio «causando così un potenziale pregiudizio al patrimonio - scrive Pedetti - che verrebbe attratto nella massa di garanzie richieste dalle banche con il rischio di sottrarlo al controllo di Roma Capitale in caso di inaccettabile fallimento dell’azienda». Ancora, di fare chiarezza sul complesso delle garanzie date alle banche sembrerebbe con requisiti diversi da quelli autorizzati da Roma Capitale. Tre quesiti fonadamentali sui quali l’assessore non può non rispondere, così come la parte finale della mozione che impegna sindaco e giunta a "tenere giù le mani dall’Atac", salvaguardando la natura pubblica dell’azienda, a presentare un piano industriale, ad impegnare Atac alla riduzione di tutti gli stipendi superiori alla retribuzione del sindaco Marino, a concordare obiettivi, strategie e metodi di organizzazione dell’azienda. Le carte sono scoperte, spetta ora al Pd con il voto della mozione entrare o no in partita.

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