Papa Francesco mette le mani avanti. E nelle messa celebrata nei Giardini Vaticani per la Gendarmeria Pontificia in occasione del loro protettore, San Michele Arcangelo, dà istruzioni ai gendarmi. Se sentono «che qualcuno chiacchiera», bisogna fermarlo. Perché «il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale. È una guerra che non si fa con le armi che noi conosciamo. Si fa con la lingua». Deve essere, questa delle chiacchiere, una preoccupazione costante di Papa Francesco. Ne ha parlato durante l’ultima udienza generale. Lo aveva detto in una delle omelie che aveva tenuto a Santa Marta. Mentre si avvicina la riunione degli otto cardinali chiamati dal Papa a studiare una riforma della Curia (dall'1 al 3 ottobre), si moltiplicano come di consueto anche i rumors, e l'aria si fa pesante. Papa Francesco ha interpretato come «chiacchiere» anche le accuse (molto circostanziate) a Giovanbattista Ricca, da lui nominato prelato dello IOR (la cosiddetta "banca vaticana) di essere «il prelato della lobby gay». E sembra abbia bollato come «una tempesta che passerà» gli attacchi a Francesca Immacolata Chaouqui, da lui nominata membro della commissione per la supervisione delle finanze dello IOR i cui tweet che accusavano Bertone di corruzione (che lei sostiene essere stati falsificati) hanno portato il cardinale di Stato quasi emerito ad anticipare l'annuncio della sua uscita. È questa la guerra interna cui si riferisce Papa Francesco? E quanto è sottile il confine tra la corretta denuncia e la critica costruttiva e il chiacchiericcio? Nel dubbio, Papa Francesco dice di voler bandire le chiacchiere dal Vaticano, dove devono «diventare una lingua vietata» perché è una «lingua che genera il male», un passaggio attraverso il quale il male si insinua per spargere il suo veleno, che porta l’uno a parlare male dell’altro e distrugge l’unità. E dal contagio di questa «zizzania nessuno è immune». Per questo, il Papa ha chiesto ai 100 gendarmi comandati da Domenico Giani «non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano», ma di difendere «come il vostro patrono San Michele le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione entra esattamente come altrove». Una tentazione che «al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano». Una unità che Papa Francesco considera quanto mai necessaria in questo momento. Gli otto cardinali sono pronti per arrivare a Roma con il loro pacco di proposte di riforma della Curia. Chi conosce Papa Francesco sa che ha già in mente che tipo di riforma vuole mettere in atto. E nel frattempo, gira voce che presto ci sarà un nuovo concistoro per la creazione di nuovi cardinali. Ma è una voce che sembra più una speranza per alcuni prelati che si aspettano una berretta. Papa Francesco non sembra per ora avere fretta.
«Il diavolo vuole la guerra in Vaticano»
Il Pontefice celebra la festa di San Michele con la gendarmeria: basta chiacchiere
