Roma Capitale

Paura per il geyser gigante spuntato dal mare

I pompieri riescono a raccogliere solo alcuni campioni di gas, la corrente è troppo forte

FIUMICINO Geyser gigante spunta dal mare. Con violenza lo fa ribollire, trascina verso l’alto melma e fango. Imbrigliarlo nell’imbuto che dovrebbe raccoglierne i gas che fuoriescono è impresa ardua per i pompieri del Nucleo chimico, batteriologico e nucleare. Il sospetto di geologi e vulcanologi è che si tratti dello stesso tipo di sostanze sparate dal 24 agosto nell’atmosfera dal geyser aperto da una trivellazione nella rotonda tra viale Coccia di Morto, via Foce Micina e via del Lago di Traiano. Entrambi hanno «dormito» per millenni nella sacca di argilla su cui poggia Fiumicino. Una sacca enorme, considerato che tra il vecchio e il nuovo soffione ci sono quasi tre chilometri di distanza. Una sacca che si allunga a quaranta metri di profondità, da nord verso sud, fino ad oltrepassare la foce del Tevere e ricomprende Isola Sacra, dove vivono trentamila abitanti. I seicento sondaggi effettuati in passato dall’Università Roma Tre, su incarico della Regione Lazio, hanno dimostrato che di gas nel sottosuolo ce n’è tanto. Chi costruisce, case, uffici, ponti e negozi lo sa. Per questo vengono effettuati i sondaggi. La trivellazione che ha stappato il geyser sottomarino era la prima delle 170 previste per sondare il fondale tra Fiumicino e Focene dove verrà costruito il porto commerciale. Tre darsene, per traghetti, navi crociera e motovedette e la possibilità di rilanciare la città a livello turistico. Ad ordinare i sondaggi è stata l’Autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Un’operazione di routine che ha invece scoperchiato il «mostro». Che ora va rinchiuso negli abissi con uno speciale tappo in cemento. Ma prima c’è da analizzare i gas che sputa con una forza tale che i vigili del fuoco non sono riusciti ad avvicinare più di tanto al foro di uscita l’apparecchiatura in grado di catturarli. Nonostante lì il fondale sia profondo appena sei metri. Le correnti in quello spicchio di mare hanno prodotto un maxi-gorgo che trascina fango e detriti. Per scongiurare l’inquinamento navi della Ecol Roma l’hanno circondato con panne galleggianti assorbenti alte due metri. Da una prima analisi effettuata comunque il gas è composto soprattutto da anidride carbonica, come quello sputato dal geyser della rotonda. «Siamo in una fase d’indagine - spiega il comandante della Capitaneria di Porto di Roma Lorenzo Savarese - occorre verificare la natura del gas e se sono presenti idrocarburi disciolti, pericolosi per la costa». «I sondaggi in mare - sottolinea l’Autorità portuale - servono a realizzare banchine in sicurezza: per questo dobbiamo studiare la tipologia del suolo». «Gli esperti ci dicono che questo geyser è simile a quello trovato a via Coccia di Morto: è una fuoriuscita di anidride carbonica al 90-95%», afferma il sindaco di Fiumicino Esterino Montino, reduce da un movimentato sopralluogo in battello nell’area del gorgo. «Anche a livello di profondità non c'è differenza con la sacca di gas trovata in viale Coccia di Morto. In ogni caso, una volta ottenuti i risultati scientifici, anche qui faremo un intervento di chiusura. Alla rotonda sarà l’Italgas, che ha effettuato la trivellazione per installare un dispersore di corrente elettrica, ad intervenire per la chiusura del foro. Mentre in quest’altro caso, i costi saranno a carico dell’impresa che stava effettuando i carotaggi per il porto commerciale».

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