Roma Capitale

Rifiuti in Emilia e Piemonte: costerà 2 milioni al mese

Dodicimila tonnellate di umido a Sogliano di Rubicone. Le restanti ventiseimila a Vercelli

I rifiuti romani finiranno in Emilia Romagna, a Sogliano al Rubicone, e in Piemonte, in provincia di Vercelli. Nel primo caso, si tratta della parte umida prodotta dagli impianti di trattamento dell’Ama, la frazione organica stabilizzata: «Domani mattina (oggi, ndr) faremo una riunione operativa – spiega il direttore della Sogliano Ambiente spa, Giovanni Giannini – ma non ci preoccupano le quantità in arrivo, 12mila tonnellate in due mesi sono poca cosa per i nostri ritmi e anche rispetto alla produzione totale romana». Il resto, scarti di lavorazione, circa 26mila tonnellate, prenderà invece la strada del Piemonte, in zona Vercelli appunto. Parliamo, come aveva anticipato mercoledì Ama al momento dell’aggiudicazione del bando, di due distinti raggruppamenti temporanei d’impresa, quello emiliano-romagnolo composto da sei aziende compresa Hera, la multiservizi regionale, e l’altro capitanato da Ecoltecnica srl, con sede a Milano. I trasferimenti, che dovrebbero diventare operativi dal 1° ottobre, probabilmente slitteranno visti i tempi tecnici di organizzazione dei viaggi, in ogni caso proseguiranno per i prossimi due mesi, rinnovabili di ulteriori due: costo totale per Roma 4 milioni 312mila euro, l’appalto è dunque di circa 25 milioni su base annua. Mentre i rifiuti di Ama si preparano ad essere smaltiti al Nord, resta il punto interrogativo sui quantitativi di Cerroni, più o meno 700 tonnellate giornaliere: oggi, dall’ultimo vertice col governatore Zingaretti, dovrebbe essere chiarito anche questo aspetto. Le alternative sono due: continuare il conferimento a Malagrotta o, al contrario, adeguare al rialzo le tariffe dovute all’avvocato. Restando nella Valle Galeria, ieri i residenti hanno chiesto che venga definitivamente ritirata l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la discarica di Monti dell’Ortaccio, sempre di Cerroni: «Lo studio idrogeologico necessario alla prosecuzione dei lavori – ha spiegato l’associazione Raggio Verde - ha condotto alla conclusione che non si possa escludere il pericolo di inquinamento della falda acquifera attorno all'erigenda discarica». Il 30 settembre, in concomitanza con la scadenza dell’ultima proroga, c'è poi l'appuntamento col «lucchetto day», chiusura simbolica della discarica di Malagrotta. Terzo fronte aperto, quello di Falcognana, il sito di proprietà di Ecofer Ambiente che dovrebbe diventare la nuova discarica di Roma. Ieri l’assessore regionale all’Ambiente Civita, ascoltato in commissione Ambiente del Senato, ha spiegato che «la proprietà di Ecofer a noi è nota, quando sono state rilasciate le autorizzazioni è stata fatta una verifica dalle autorità competenti, e adesso dalla Guardia di Finanza non sono arrivate note interdittive: se dovessero arrivare, il codice prevede tante possibilità, noi useremo la meno costosa, ovvero la requisizione temporanea per il tempo che ci serve». Nel frattempo è protesta ad oltranza: oggi sit-in al ministero dell’Ambiente, domani corteo all’Eur e lunedì ìin diecimila sull’Ardeatina contro l’arrivo dei camion».

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