Potrebbe essere necessario molto personale se la situazione dovesse diventare incandescente. Se l’arrivo dei battaglioni, da città come Napoli o Firenze preposti alla gestione dell’ordine pubblico non dovesse bastare, il 19 ottobre a Roma potrebbero essere reclutati anche uomini provenienti dai Commissariati di zona o dalle Stazioni dei carabinieri più periferiche. La giornata, infatti, potrebbe essere di quelle calde. Alle 18 allo stadio Olimpico si gioca la partita di calcio Roma-Napoli. Quel giorno, poi, nella Capitale si sono dati appuntamento, per una manifestazione di protesta generale, centri sociali provenienti da tutta Italia, No Tav, Anarchici, Movimenti per il diritto alla casa e altri. Una situazione rischiosa. Una miscela, quella tra tifosi e manifestanti, che potrebbe richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, contemporaneamente, in più zone della città. Se infatti polizia e carabinieri dovesse trovarsi impegnati per arginare scontri tra tifosi o disordini causati dalla manifestazione, alcuni quartieri, se non intere aree di Roma, si troverebbero senza controllo. Al momento non esiste ancora un numero esatto di uomini che la Questura schiererà per pianificare i servizi di ordine e sicurezza, ma è certo che forze di polizia arriveranno anche da altre città, come Napoli e Firenze, a patto però che non siano impegnati in altro. Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha già chiesto alla Lega Calcio di spostare la partita, proprio per evitare l’accavallamento con la manifestazione Richiesta, questa, che al momento sembra essere stata accolta con favore, anche se ancora la decisione ufficiale non è arrivata. Il rischio, però, che quel giorno gli uomini messi campo siano insufficienti a gestire l’ordine pubblico esiste. Dal canto loro, le forze dell’ordine non temono però più eventi in contemporanea, quanto la possibilità, appunto, che non si arrivi ad un numero congruo di presenze. «Il rischio esiste quando si va in ordine pubblico - fanno sapere chi sta in prima linea- a questo siamo abituati. Del resto conosciamo la nostra destinazione la sera prima, quindi siamo pronti agli imprevisti». Il problema maggiore, però, che evidenziano gli agenti impegnati nelle manifestazioni è un altro. «Siamo stanchi – dicono - di prendere ogni sorta di insulti, e lanci di oggetti e botte dovendo controllare le reazioni per paura delle conseguenze. Se durante gli scontri un manifestante rimane ferito ci piovono addosso critiche spietate. Ma anche noi siamo padri di famiglia e non scendiamo in piazza con l’intento di picchiare. Il rischio di non tornare a casa dalle nostre famiglie ogni volta è altissimo».
«Siamo pochi e stanchi Non si può chiedere aiuto ai Commissariati»
Francesca Musacchio Potrebbe essere necessario molto personale se la situazione dovesse diventare incandescente. Se l’arrivo dei battaglioni, da città come Napoli o Firenze preposti alla gestione...