Roma Capitale

Bil Lazio e Unionfidi in crisi Accorpamento per salvarle

Dietro la manovra un’ispezione della Banca d’Italia

È arrivata, quasi in sordina, in Consiglio regionale la proposta di riordino delle società della Regione che si occupano del sostegno economico alle imprese del territorio. La proposta dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Fabiani e al Bilancio, Alessandra Sartore di accorpare Banca Impresa Lazio, Unionfidi, Filas e Bic Lazio allla società "madre" Sviluppo Lazio, verrà ora discussa nelle commissioni di riferimento prima di approdare al voto finale del Consiglio. Un’operazione questa che segna il primo passo verso il riassetto generale del complesso pianeta delle agenzie e società regionali. Una scelta che troverà probabilmente un consenso bispartisan. L’idea infatti era stata già proposta dall’ex presidente di Sviluppo Lazio, Massimiliano Maselli, oggi esponente di Officina per l’Italia con Luciano Ciocchetti: «Il processo di riorganizzazione e unificazione delle imprese del Lazio, in un’unica società che rappresenta un esempio virtuoso, un risparmio notevole ed un’effettiva semplificazione burocratica. A tal fine avevo individuato nel progetto: "La cittadella dell'impresa e delle start-up innovative", l’accorpamento delle cinque società in un’unica sede, che avevo individuato presso il quartiere Ostiense». In realtà non si tratterebbe solo di un taglio ai costi della politica (i membri dei cinque Cda scenderebbeo da 23 a 7) ma di un atto praticamente "obbligato" sullo stato di Banca Impresa Lazio e Unionfidi. L’ispezione della Banca d’Italia del luglio 2012 ha infatti messo in evidenza criticità talmente sensibili da indurre a un intervento urgente di riassetto. In particolare: l’assenza di un modello di business in grado di assicurare equlibrio economico-patrimonale e redditività; una struttura dei ricavi debole basata quasi esclusivamente sulla gestione di fondi di terzi affidati dalla Regione e una struttura operativa e di controllo poco efficace. A questo poi si sono aggiunte le perdite registrate nel 2011 e 2012 pari a 617mila euro che hanno determinato un’erosione del patrimonio netto dell’8% rispetto al 2010. La proposta di Bil di un Piano industriale di rilancio basato su aumento di capitale e su modifiche statutarie non è stato sufficiente a convincere la Banca d’Italia che il 5 marzo 2013 tornava a sottolineare «l’aleatorietà» dell’operazione che, infatti, venne ritirata. Questa la situazione all’arrivo della giunta Zingaretti che per dare seguito ai rilievi della Banca d’Italia si era impegnata a definire una proposta entro 90 giorni. La vicenda insomma è molto più complessa di un semplice taglio di poltrone.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.