Una riunione informale quella di ieri pomeriggio tra i capigruppo di maggioranza, i presidenti delle commissioni Urbanistica e Patrimonio, e l’assessore capitolino Giovanni Caudo. Un incontro necessario dopo gli ultimi - che poi sarebbero i primi - attriti sulla linea da dare a uno dei settori vitali dell’economia romana, quello dell’urbanistica e, in particolare, dell’edilizia. La "sospensione" della delibera per la cessione dei diritti edificatori di Casal Giudeo, così come la revoca dell’individuazione degli Ambiti di riserva per l’housing sociale, da parte dell’assessore, sono due segnali che politica e imprenditoria non hanno affatto gradito. Nel primo caso si tratta di diritti di fatto acquisiti per 1,3 milioni di metri cubi, dei quali circa 800 all’Ater per la realizzazione di case popolari. Nel secondo di una delibera, votata in aprile anche dall’allora opposizione di centrosinistra per dare concretezza alla lotta all’emergenza abitativa. Entrambi i provvedimenti «cassati» da Caudo, almeno per il momento, significano migliaia di alloggi e un’iniezione vitale per l’edilizia e dunque occupazione e lavoro. Un messaggio chiarito nell’incontro di ieri dove si è chiesta all’assessore una maggiore condivisione sulle linee tecniche, e soprattutto politiche, da perseguire. Sospendere tutto senza dare alternativa e sovrapporre in modo pericoloso l’interesse pubblico da quello privato in un settore così delicato, può risultare fatale. Sia dal punto di vista economico sia da quello politico. Il primo innanzitutto. Con questi due provvedimenti l’assessore ha da una parte bloccato diritti acquisiti con il rischio di incorrere in una maxi causa di risarcimento danno; con il secondo ha bloccato investimenti per milioni di euro. Due nodi da sciogliere in fretta. Su Casal Giudeo, la delibera risulterebbe «viziata» e per questo l’exit strategy sul tavolo è quella di un ritorno in commissione e in Aula in tempi brevissimi. Sulla seconda invece occorre almeno un piano alternativo, ovvero dare concretezza a quella «rigenerazione urbana» cara soprattutto a Sel. Invertire la rotta verso un programma massiccio di ristrutturazione e cambi di destinazione d’uso sull’esistente potrebbe in parte ridare slancio all’economia cittadina. I tempi per un simile cambio di rotta sono però troppo lunghi. Lo sa bene il Pd che punta a un doppio binario: mettere subito in campo provvedimenti già attuabili, come ad esempio i toponimi, e avviare una progettazione a medio termine sulla rigenerazione urbana. Un compromesso equo al quale probabilmente l’assessore non potrà sottrarsi. Farlo potrebbe significare lasciare, a poco più di cento giorni, il Campidoglio.
Il Pd mette sull’attenti l’assessore
Una riunione informale quella di ieri pomeriggio tra i capigruppo di maggioranza, i presidenti delle commissioni Urbanistica e Patrimonio, e l’assessore capitolino Giovanni Caudo. Un incontro...