La crisi frena la sua corsa nel Lazio, ma gli imprenditori sembrano non accorgersene. Se infatti il quadro economico nel semestre gennaio-giugno 2013 migliora dal punto di vista di fatturati, ordinativi, export, gli imprenditori restano prudenti e pessimisti e con pochissima voglia di rischiare. È la fotografia sul nostro sistema imprenditoriale offerta dalla consueta indagine della Federlazio. Che questa volta vede «rosa» in termini di crisi economica ma non lo stesso può dire per l’atteggiamento di chi fa impresa, che appare sempre più scoraggiato. Rispetto al semestre precedente, infatti, aumenta il numero di imprenditori che dichiara di dover procedere ai tagli dei costi di gestione e di rischiare di dover chiudere se la situazione non migliorerà. Ancora scarsa è poi la propensione ad investire e ancora meno ad occupare. Tra le criticità segnalate c’è sempre al primo posto il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati, seguita dalla difficoltà di vedersi concedere credito bancario. Poco incoraggiante il commento ai dati del presidente di Federlazio Maurizio Flammini, che conferma come: «Nonostante alcuni segnali dovrebbero lasciar presupporre uno spiraglio di ottimismo, il sentimento generale delle imprese del campione non si allinei affatto su questa lunghezza d’onda». Infatti, gli imprenditori che a una precisa domanda del questionario dell’Associazione rispondono che «non vedono al momento una via di uscita dalla crisi» raggiungono il 64,8% degli intervistati, mentre erano solo il 47,4% nell’indagine dello scorso semestre. La conclusione, secondo Flammini, è che «se le nostre imprese oggi forse non pensano più che il peggio debba ancora arrivare, dubitano tuttavia fortemente che dalla crisi odierna si possa comunque uscire a breve». È soprattutto il mercato nazionale e la sua debolezza, la nota dolente. È qui che, secondo l’indagine Federlazio, si annidano le principali criticità ed è qui che l’andamento della crisi non sembra aver registrato miglioramenti. Diversamente, gli imprenditori danno giudizi positivi sull’andamento degli ordinativi e del fatturato per quello che concerne la componente estera della domanda. In poche parole, le maggiori opportunità di investimento e di crescita vengono ravvisate, da chi fa impresa, fuori dai nostri confini. Cosa rende poco competitivo il nostro mercato? La pressione fiscale che gli imprenditori laziali mettono al primo posto nella lista dei «vincoli» ad un sistema dove è possibile la crescita. Segue il costo del lavoro, il costo dei servizi e il complesso sistema di norme e provvedimenti.
Segnali di ripresa Ma le imprese non ci credono
La crisi frena la sua corsa nel Lazio, ma gli imprenditori sembrano non accorgersene. Se infatti il quadro economico nel semestre gennaio-giugno 2013 migliora dal punto di vista di fatturati,...