Roma Capitale

La Città torna alla normalità

di Matteo Vincenzoni Si torna alla normalità, per così dire. Per chi vive e lavora in città «normalità» è non impazzire nel traffico, dimenticare di poter essere puntuali, non trovare mai...

Si torna alla normalità, per così dire. Per chi vive e lavora in città «normalità» è non impazzire nel traffico, dimenticare di poter essere puntuali, non trovare mai parcheggio, sopravvivere in moto tra una vorace voragine e una saponetta truccata da sampietrino, non cedere ai ricatti dei parcheggiatori abusivi, alle insistenze dei venditori ambulanti, all’innocenza dei bimbi rom che chiedono un soldo con mamma zingara dietro l’angolo e papà capo clan e le sue 10 auto intestate. Nella Capitale è normale rubare la casa all’anziana ricoverata d’urgenza in ospedale. Ed è «normale» concedere la residenza ai professionisti delle occupazioni. È quotidiana «normalità» essere sempre sul chi va là, guardarsi dai manolesta, per strada e sui bus. E se dici «A» è «normale» essere pestato, anche se sei un vigile in divisa, nel metrò. Ed è «normale», anzi porta fortuna, pestare cacche come esci di casa. Così come è normale scaricare il furgone in doppia fila e fermarsi con l’auto in tripla fila perché un furgone ti ha già "fregato" la seconda. È «normale» svegliarsi dalle ferie e trovare i sensi di marcia invertiti e doversi ristudiare il Tutto Città con l’incubo di non riuscire a portare il ragazzo in tempo per il primo giorno di scuola. Nella città in cui tutto è «normale», può accadere anche che sia «normale» vietare ai pedoni di camminare sui percorsi pedonali. Ma soprattutto è «normale» che una via costruita per snellire il traffico venga chiusa al traffico e aperta ai pedoni. E se sarà un disatro potremo dire: «Ma è normale».

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