Roma Capitale

Metro C a piazza Lodi nel 2014. Si riparte

Trovato l’accordo di massima tra Campidoglio e imprese. I lavori riprendono il 10 settembre

Ripresa dei lavori il prossimo 10 settembre, nuovo cronoprogramma e consegna "passeggero a bordo" della tratta fino a Lodi entro settembre 2014 (autunno-inverno 2015 fino a San Giovanni). Tutto ciò grazie a un nuovo contratto, con importo da definire tra Roma Metropolitane e imprese costruttrici della Metro C, che supera in tutto e per tutto l’accordo transattivo del 2008 sull’aggravio dei costi (230 milioni) stipulato dalla giunta Alemanno, sanando così anche le "ombre" su questi primi mesi di amministrazione relative ai fondi spostati sulla pedonalizzazione dei Fori e le "consulenze eccellenti" denunciate dal Collegio dei Revisori della municipalizzata. Salva capra e cavoli, o almeno ci prova, il nuovo accordo di massima sulla linea C, trovato ieri su regia del sindaco Ignazio Marino e dell’assessore alla Mobilità, Guido Improta, intesa che ora dovrà essere definita nei dettagli e ratificata presso il Ministero delle Infrastrutture il prossimo 4 settembre, anche alla presenza della Regione Lazio. Innanzitutto l’opera. «L’efficacia dell’intesa dovrà necessariamente intervenire entro il prossimo 10 settembre», ha detto Marino, lasciando intendere che per quella data i cantieri dovranno ripartire, dopo lo stop del 9 agosto. Secondo quanto anticipato da Marino, dunque, fra 13 mesi gli utenti potranno salire a bordo dei treni e percorrere la tratta da Pantano a Lodi, mentre bisognerà aspettare un ulteriore anno per il completamento fino a San Giovanni. Qualora i tempi dovessero ulteriormente allungarsi, le imprese saranno «soggette al pagamento di penali». Stabilita la fase operativa, inizia ora la trattativa per ridefinire la cifra dell’aggravio dei costi intervenuto a causa dei rilievi archeologici, i famosi 230 milioni dell’accordo transattivo che Improta bloccò causando il fermo dei lavori. «L’accordo transattivo – ha spiegato l’assessore - non aveva efficacia giuridica, ma prefigurava l’esigenza di dover dotare l’opera di 230 milioni più Iva una volta accertate le ragioni del dare e dell’avere: noi vogliamo accertarle per capire se e quanto sarà giusto pagare». Evidentemente, l’accordo di massima su una nuova cifra c’è già, altrimenti sarebbe stato impossibile ieri raggiungere l’intesa. Ma gli indubbi passi avanti comunicati da Marino e Improta non cancellano comunque le "ombre”. Mercoledì il presidente del collegio dei revisori di Roma Metropolitane, Simplicio Giovanni Di Caterino, ha lanciato un durissimo j’accuse alla gestione della nuova giunta. Spostamento di fondi per la Metro C sulla pedonalizzazione di Fori e consulenze a noti studi legali ora saranno vagliate da Procura e Corte dei Conti. Un documento che ha portato il centrodestra a chiedere in coro le dimissioni dell’assessore Improta: «La relazione del collegio dei sindaci - afferma il capogruppo del Pdl, Sveva Belviso - costituisce un atto di coraggio civile e rappresenta un quadro accusatorio devastante. Il primo atto di buon senso in questa storia di presunto malaffare, dovrebbero essere le dimissioni dell’assessore alla Mobilità». Secondo Marco Marsilio (Fratelli d’Italia), «Marino ora non ha scuse», mentre il Pd preferisce voltare le spalle alla questione: «Bisogna far luce sulla gestione degli ultimi 5 anni». Per Ignazio Cozzoli, consigliere comunale della lista civica CittadiniXroma, l’aula Giulio Cesare non può rimanere in silenzio: «Chiederò una seduta congiunta della commissioni consiliari Bilancio e mobilità per audire i vertici di Roma Metropolitane».

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