D olcissimo sospiro: questo spesso è l’effetto del canto e della musica barocca, la cui dolcezza è anche legata ad una vocalità ferma, priva di vibrato e della impetuosa espressività che il romanticismo ha via via imposto ad un nuovo pubblico. Col «Dolcissimo sospiro» chiude domani di fatto e alla grande - tranne due appuntamenti, unici, in settembre - alle 21 nella basilica di San Flaviano a Montefiascone, il Festival Barocco alla 42° edizione. Dall’anno scorso non solo esso è stato unito nei luoghi al Tusciafestival - istituzione tanto giovane quanto vitale e già carica di successi artistici e di vip, da Raffaele Paganini alla Wertmüller - ma anche sotto un’unica bacchetta direttoriale, quella del mozartiano Stefano Vignati. I due Festival ormai gemelli si sono svolti di pari passo non solo a Viterbo - sede centrale - ma nei luoghi più belli della Tuscia, a Tarquinia, ad Orte, Bolsena, Soriano del Cimino, Capranica, Civita Castellana, Bolsena, Ronciglione. Le distanze fra i due festival sono minori di quanto può sembrare, dato che il direttore Vignati ha sempre fatto della musica del Settecento il suo cavallo di battaglia, e quest’anno ha presentato in luglio, nella piazza del Duomo di Viterbo in tre repliche, «Il flauto magico» di Mozart, e in forma di concerto a Bolsena «Le nozze di Figaro», sempre di Mozart. Dal canto suo il settore del Festival Barocco ha riservato più di una sorpresa, ad esempio nel concerto del 21 luglio, in cui l’organista e cembalista Concezio Panone, direttore artistico della stagione musicale del Gonfalone a Roma, ha interpretato «á la manière de», alla maniera e nello stile del secentista Arcangelo Corelli «Nel blu dipinto di blu», o alla maniera di Mozart «Il tuo bacio è come un rock». Insolito, vero? Più dentro i ranghi ma di gran valore filologico è stato il concerto, nella chiesa del Gonfalone di Viterbo, sulla scoperta negli archivi di S.Cecilia delle 12 Sonate dell’Opera Prima di Corelli, col testo integrale, grazie allo specialista Andrea Coen. Alla Cantata italiana si è poi dedicato l’ensemble «Cenacolo musicale», con un concerto giustamente intitolato «Lieve Zefiro», che con Donatella Busetto al cembalo ha coniugato, con sottile ironia, gli affetti ed il virtuosismo sia vocale che strumentale. Insolita la serata di Ferdinando Bastianini, che nella Cattedrale di Orte l’altro ieri col suo «Organo virtuoso» ha eseguito musica barocca e improvvisazioni col suo strumento su brani scelti dal pubblico. Inimitabile poi la performance del 24 agosto di «Mare nostrum», in cui il direttore De Carlo ha ideato «L’ultima notte» di Maria Maddalena, i suoi turbamenti e le sue angosce prima del calvario di Gesù Cristo. Il Festival ha poi invitato «Soqquadro italiano», «Silete Venti!», ed ancora - fra gli ensemble barocchi più rinomati - quello odierno, «Modo antiquo». Sì, e col suo fondatore e direttore, il flautista di levatura internazionale Federico Maria Sardelli ( nella foto ). Ci inchiniamo! Il Festival Barocco tutto si inchina al musicista, come il TusciaFestival si inchinò in agosto a Ramin Bahrami (uno dei più grandi interpreti di Bach). Sardelli entra in tutti i festival mondiali, con le sue conoscenze degli strumenti antichi, ed oggi suonerà con una più ridotta formazione composta dal soprano Niki Kennedy, dalla violista da gamba Bettina Hoffmann, dal liutista, chitarrista, tiorbista Simone Vallerotonda. E tutti daranno il loro suono a madrigali e canzoni dei ben noti Piccinni, Caccini, Frescobaldi: ma anche del veneto O. Bassani, del palermitano Sigismondo D’India, del milanese Rognoni attivo in Polonia e caro a Sigismondo III Vasa, dell’olandese - valente compositore ed esperto di acustica, anche di quella delle campane - Jacob van Eyck, apprezzato da Cartesio e non solo. Né vanno dimenticati lo specialista tedesco di tiorba e chitarrone Giovanni Girolamo Kapsberger, il compositore di scuola veneziana Dario Castello, ed altri secentisti che è impossibile qui elencare tutti, i cui brani si potranno ascoltare in questa impedibile serata.
Il Festival barocco si chiude con un «Dolcissimo sospiro»
Paola ParisetDolcissimo sospiro: questo spesso è l’effetto del canto e della musica barocca, la cui dolcezza è anche legata ad una vocalità ferma, priva di vibrato e della impetuosa espressività...
