Pronti per la partenza. Tra una decina di ore sarò a Los Angeles. Di notte, vedrò dall’alto quella distesa di luci che non finisce mai, e mi sembrerà di atterrare su un universo di stelle infinite. Ad accogliermi all’aeroporto non sarà l’immagine di San Pietro, o del Colosseo come a Fiumicino, ma la scultura gigante di un serpente… quella di un cobra. Un cobra che sta lì a ricordarti che quella è stata ed è, una terra selvaggia, di conquista, dove può accadere di tutto. Dove puoi fare gli incontri più inaspettati. Come quando a Studio City, nella Valle, un quartiere che non è certo cool come West Hollywood, Venice o Los Feliz, in un supermarket della catena di Whole Foods ho incontrato Javier Barderm. Era solo, un po’ sovrappeso, vestito con una camicia che gli usciva dai pantaloni, ai piedi indossava delle ciabatte. Si aggirava con un’aria vagamente triste tra i corridoi del supermarket. Whole Foods, famoso per i suoi ottimi prodotti organici, dove compri una mela bella verde la metti in frigo, te la scordi, dopo mesi lo riapri, e lei è lì bella fresca, forse anche più verde di prima. Na’ specie de miracolo! Bardem si compra una confezione di sushi e sashimi e si mette seduto fuori al supermarket a mangiarla da solo. Mi fa un misto di tenerezza e tristezza. Penso: «Ma dimme te, questo è uno degli attori più famosi ar mondo, ha vinto ‘n’ Oscar, ‘a Palma doro a Cannes è aiutame a di’ che è mijardario. Sposato co’ ‘na super figa, Penelope Cruz… e sta buttato in un angolo come un barbone a magnasse da solo er giapponese?!». M’è toccato pure attacca’ discorso pe’ tirallo un po’ su. Lui quando mi ha sentito parlare gli si sono illuminati gli occhi. Bardem: «Eres italiano?». Ed io ho precisato: «Sì ma … eres mucho romano!»
Se Bardem mangia sushi da solo
di Francesco Apolloni Pronti per la partenza. Tra una decina di ore sarò a Los Angeles. Di notte, vedrò dall’alto quella distesa di luci che non finisce mai, e mi sembrerà di atterrare su un...