«Il suicidio è fenomeno multifattoriale e trovare un'unica causa alla base del gesto estremo è molto difficile. L'adolescenza è il terreno più vulnerabile su cui una causa precipitante, come possono essere l’omofobia o il bullismo, determina la perdita di un equilibrio spesso precario e portare al suicidio». Ad affermarlo Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andreaà. «In autunno - aggiunge Pompili - uscirà un nostro studio sugli adolescenti laziali, studenti delle scuole superiori, che abbiamo monitorato per l'intero anno scolastico allo scopo di individuare i soggetti a rischio suicido. Ebbene - anticipa l’esperto - i primi dati in elaborazione ci dicono che un buon 10% manifesta questa tendenza». «I genitori, gli insegnanti o il medico di famiglia - avverte Pompili - devono attivarsi e agire subito per aiutare il giovane che inizia a manifestare alcuni segnali che spesso denotano problemi più seri. Non bisogna mai temporeggiare di fronte ad un ragazzo che si chiude in se stesso, che non dorme, ha problemi di comunicazione, inizia a rendere meno a scuola o nell'attività sportiva. E le varie figure che ruotano attorno ad un adolescente - sottolinea l'esperto - devono allearsi per capire quali sono le cause del disagio psichico». Secondo Pompili, «ci sono percorsi suicidari che si innescano fin dall'infanzia, legati molto spesso a carenza di accudimento, violenze domestiche o traumi infantili. Il 12 settembre il convegno internazionale al Sant’Andrea.
Il 10% dei liceali pensano a togliersi la vita
«Il suicidio è fenomeno multifattoriale e trovare un'unica causa alla base del gesto estremo è molto difficile. L'adolescenza è il terreno più vulnerabile su cui una causa precipitante, come possono...