Il Tar ferma ancora i camion che trasportano i rifiuti fuori Roma, in questo caso a Colfelice in provincia di Frosinone. Lo fa continuando a contestare l’illegittimità dei provvedimenti del commissario straordinario, in particolare rilevando «la contraddittorietà tra quanto affermato nella diffida di affidare a impianti fuori Roma il surplus del dei rifiuti indifferenziati non smaltibili a Malagrotta e quanto risulta da atti del Ministero dell’Ambiente e della Regione, nonché dalla ricognizione dei carabinieri del Noe». Cioè che gli impianti romani lavoravano poco, e male, rispetto alle potenzialità per le quali sono stati autorizzati. Contro quest’ultima pronuncia il ministero dell’Ambiente sta già preparando appello al Consiglio di Stato. L’ennesimo, nel giro di pochi mesi, da quando - all’indomani della pubblicazione dei decreti dell’ex ministro Corrado Clini con cui si indirizzavano tra Albano, Viterbo e Colfelice circa 450 tonnellate giornaliere - al caos rifiuti si è affiancata questa valanga di ricorsi e controricorsi dei comuni coinvolti con cui si ribaltano, a settimane alterne, scenari e certezze. Il primo stop ai provvedimenti firmati a gennaio dal ministero dell’Ambiente è dell’8 febbraio, quando il Tar non riconobbe che a Roma ci fosse un’emergenza rifiuti. Situazione sbloccata, il 22, dal Consiglio di Stato, che con una sospensiva ha riabilitato il piano dell’ex ministro rilevando, al contrario, il possibile prodursi «di una situazione di estrema gravità e urgenza». Marzo, altro mese altre pronunce. Il 9 il Consiglio di Stato ribadisce quanto scritto nel provvedimento monocratico di due settimane prima, «l’emergenza c’è, i decreti sono validi», ma pochi giorni dopo – il 21 - ancora il Tar che si esprime sui ricorsi di Colfelice e San Giovanni Incarico, comune limitrofo all’impianto, con un’ordinanza chiede al ministero di «rifare i conti», accertando le effettive capacità di trattamento dell’impianto di Colfelice e, ugualmente, dei quattro siti romani, congelando nel frattempo i trasferimenti. Ancora, il 23 maggio, questa volta il Tar, respinge l’appello di Colfelice e San Giovanni Incarico non ravvisando «profili di danno ambientale e di pericolo per la popolazione locale», ma il 6 luglio, sempre il Tar riconosce le ragioni dei ricorrenti, comune di Albano, provincia di Frosinone e Saf (gestore del tmb di Colfelice), valutando «illegittimi» i conferimenti ed «eccessivo» il potere conferito al commissario Goffredo Sottile. Il ministero si rivolge al Consiglio di Stato, che concede la sospensiva e fa ripartire i camion. Con l’ultimo stop del Tar, la sentenza è del 15 luglio e segue la prima ordinanza cautelare dell’8 febbraio che in pratica non riconosceva a Roma lo stato di emergenza, la storia si ripete: «Un altro ritardo nel processo finalizzato a rendere moderno ed europeo il sistema di smaltimento dei rifiuti nel Lazio - commentano dal ministero dell’Ambiente - Faremo un nuovo ricorso al Consiglio di Stato». Aspettando le altre pronunce, i camion verso Viterbo, Albano e Colfelice comunque continuano a partire.
Il Tar ci riprova No all’immondizia in altre province
Il Tar ferma ancora i camion che trasportano i rifiuti fuori Roma, in questo caso a Colfelice in provincia di Frosinone. Lo fa continuando a contestare l’illegittimità dei provvedimenti del...