Roma Capitale

Incendio al Socrate, la verità da video e impronte

Gara di solidarietà tra studenti e genitori per organizzare una colletta e far partire i lavori

Impronte e telecamere. Non si esclude che la svolta nelle indagini sull’incendio doloso al liceo classico Socrate, alla Garbatella, arriverà dagli esami sulle tracce che potrebbe aver lasciato il responsabile, o i responsabili, del rogo, così come dalle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza installati sul retro, dove si trova la finestra utilizzata per introdursi nell’istituto. Le piste, dunque, restano tutte aperte, anche se col passare delle ore si tenderebbe ad escludere il movente politico od omofobo, come fanno notare dall’istituto «è già successo ma hanno sempre lasciato una firma, al fatto seguivano le rivendicazioni». Si accrediterebbe invece l’ipotesi di una ritorsione isolata legata a motivi personali, di uno studente deluso dai risultati scolastici o che comunque nutriva risentimento nei confronti della scuola. Intanto è gara di solidarietà tra alunni, genitori ed ex alunni, che si sono incontrati sul gruppo facebook «Ricostruiamo il Socrate»: l’idea è quella di organizzare una colletta, magari tramite una cena, per contribuire alla ristrutturazione, aspetti tecnici di cui si discuterà anche questa mattina, nel corso del vertice convocato tra Regione, Provincia, Comune e Ministero dell’Istruzione. L’incendio, che si è propagato in otto aule distruggendo buona parte del primo piano dell’istituto, è stato notato per primo dal custode che vive in un’ala del liceo il quale, poco dopo le 5 di sabato mattina, insospettito dalla puzza di bruciato ha verificato cosa stesse succedendo, e poi chiamato i soccorsi. Fin da subito, è stato evidente che si trattasse di un rogo doloso. Sul posto sono state rinvenute tracce di benzina e una scatola di cerini, i prosperi, dai quali appunto potrebbero essere reperite le impronte. Si esamineranno poi le immagini delle telecamere, della banca all’incrocio con largo Angelo Fochetti e quelle di un altro parcheggio, anche se non è certo che possano contribuire in modo determinante alle indagini, mentre sarebbero fuori uso da tempo quelle dell’istituto. Raggiungere il primo piano dalla scala antincendio per accedere alla finestra «difettosa» che – certo chi è entrato sapeva - si è aperta senza troppe forzature, non appare comunque così complicato. Si sarebbe potuta scavalcare in più punti la recinzione esterna, molto bassa, ma soprattutto - sul lato opposto - accedere dal cancello del cantiere che si affaccia su via Valignano, con una chiave appesa proprio lì a fianco, seminascosta su un palo ma facilmente visibile anche dalla strada. S’interrogano, intanto, preside ed alunni. «Nessuna rivendicazione, che invece poteva indicare la pista politica o omofoba - constata il dirigente scolastico, Vincenzo Rudi – Sanzioni disciplinari quest’anno ce ne sono state, come ci sono state bravate, lanci di uova, ma da qui all'incendio... Certo queste persone, per come si sono mosse, conoscevano bene l’istituto». I primi sospetti, del resto, sono caduti su alcuni alunni: «C’è un gruppetto di persone cui abbiamo pensato all’inizio, un po’ arroganti, si facevano notare non in positivo, magari allagando il bagno, tra questi c’è chi è stato bocciato - riflette Luca Brigida, uno dei rappresentanti d'istituto - ma tramite amici e facebook abbiamo capito che erano fuori Roma, non escludo nulla ma proprio il lancio delle uova, tipico degli studenti, potrebbe essere servito anche per sviare la polizia». Le indagini, coordinate dagli agenti del Commissariato Colombo, non tralasciano dunque alcun dettaglio.

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