Lo sfratto del Caffè della Pace è solo l'ultimo di una serie di casi. Dal 2003 ad oggi, nel I Municipio, ovvero in sostanza nel centro storico, ben 248 botteghe storiche, tra sartorie, falegnami, orafi, ceramiche, hanno chiuso i battenti per colpa del caro affitti e della crisi. La fotografia di quella che non può essere definita in altro modo che la perdita di un patrimonio commerciale unico al mondo, lo fornisce la Cna di Roma con dei dati che lasciano poco spazio all'immaginazione: gli antichi mestieri stanno lentamente scomparendo. Non è un caso se gli unici due settori del comparto in crescita sono la ristorazione e l'edilizia con, rispettivamente, 105 e 55 attività in più nell'arco di tempo considerato. Sono le attività, considerate artigianali, dove c'è ancora possibilità di guadagno. Il resto registra il segno meno e dunque dal 2003 al 2012 si è passati da 670 a 422 piccole imprese, ossia -37%. Decimate le botteghe di sarti passate da 181 a 127 , come i falegnami che passano da 98 a 47. Duro colpo anche per i laboratori orafi, da 202 a 154 e per i negozi di ceramica, da 30 e 15, praticamente dimezzati e di questo passo in via di estinzione. Come i corniciai e i vetrai del resto, passati in 9 anni da 70 a 40, vale a dire -43%. E ieri mattina l'ennesimo caso di bottega storica sfrattata dopo la bellezza di 61 anni. Si tratta della ferramenta Rizza in via Torri in Sabina, piazza Vescovio, locale di proprietà della Banca d'Italia. «Abbiamo già smontato l'insegna per dare un segnale alla nostra clientela - racconta Umberto Rizza - la proprietà ci ha sfrattato dopo averci chiesto un aumento del canone che non possiamo certo permetterci». Il canone sarebbe dovuto passare dagli attuali 2.200 a 3.500 euro più Iva. «Una follia con i tempi che corrono - continua Rizza - abbiamo provato a trattare ma non c’è stato nulla da fare. Così ora la nostra unica speranza è la ristrutturazione di un magazzino vicino di nostra proprietà che abiliteremo a negozio. Sperando che nessuno ci metta i bastoni tra le ruota». Rizza non se la sente di chiedere nulla all'amministrazione quasi fosse rassegnato all'idea di perdere la sua storica attività. «L'unico appello che voglio rivolgere alle istituzioni è che non mi creino problemi con i permessi e le autorizzazioni a ristrutturare il magazzino. Siamo quattro fratelli e un collaboratore a vivere di questa ferramenta. Senza non potremmo certo immaginare il nostro futuro». Intanto questa sera nuovo sit-in di fronte al Caffè della Pace contro lo sfratto. Saranno presenti volti noti della televisione e dello spettacolo tra cui Massimo Ghini e Rocco Papaleo.
Botteghe storiche dimezzate in nove anni
Lo sfratto del Caffè della Pace è solo l'ultimo di una serie di casi. Dal 2003 ad oggi, nel I Municipio, ovvero in sostanza nel centro storico, ben 248 botteghe storiche, tra sartorie, falegnami,...