Nel ping pong di ricorsi e controricorsi sulla discarica di Monti dell’Ortaccio ne spunta uno di troppo, che nei fatti schiera il Comune di Roma contro i residenti. Oltre al Colari di Manlio Cerroni, infatti, anche l’avvocatura capitolina – già sotto la guida di Ignazio Marino – ha presentato formale opposizione al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica cui si erano appellati, pochi mesi fa, alcuni cittadini della Valle Galeria, che ora chiedono spiegazioni: «È un atto in netto contrasto con la posizione assunta in campagna elettorale», incalza Angelo Vastola, tra i ricorrenti e oggi anche consigliere in quota Pd nell’XI municipio. In serata, l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Estella Marino, ha ribadito la contrarietà alla scelta di Monti dell’Ortaccio per il post Malagrotta, precisando come eventuali «atti non in linea verranno rettificati». In pratica però, quello che nell’interpretazione più positiva potrebbe sembrare un pasticcio, ha già prodotto le sue conseguenze: qualora i cittadini volessero proseguire nell’iter amministrativo davanti al Tar, tutto ricomincerebbe da capo. I firmatari, circa quindici persone che in questi mesi hanno investito tempo e soldi, con questo ricorso intendevano chiedere l’annullamento dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) con cui il prefetto Goffredo Sottile dava il via libera a proseguire i lavori della discarica a Monti dell’Ortaccio. Com’era ovvio, è arrivata una prima opposizione, da parte del Consorzio Colari proprietario dell’invaso e titolare del progetto, che ha chiesto la «trasposizione in sede giurisdizionale», in sintesi che il dibattito di trasferisse davanti al Tar. Inaspettata, invece, è stata la presa di posizione del Comune di Roma, che il 21 giugno - quindi poco dopo l’insediamento di Marino - ha seguito il Colari promuovendo, a sua volta, l’opposizione e proponendo che la questione venisse esaminata dal competente giudice amministrativo. Strada, a differenza del decreto del Presidente e indirettamente del Consiglio di Stato, più lunga, e soprattutto appellabile. Così si è scatenata la polemica, ancora più spinosa perché tutta in casa Pd. Dopo Vastola, è intervenuto il minisindaco dell’XI municipio: «Per fugare ogni dubbio ed evitare le giuste proteste dei residenti - ha detto Maurizio Velocchia - ho inviato una lettera al sindaco in cui, nell’esprimere tutte le mie perplessità sulle motivazioni di merito contenute nell’opposizione, ho richiesto che l’amministrazione capitolina riconfermi ufficialmente la contrarietà all’ipotesi di Monti dell’Ortaccio». Come detto, l’assessore Marino ha infine cercato una via di uscita: «In seguito a un colloquio con il sindaco - ha rassicurato - ho avuto conferma che per nessun motivo questa amministrazione intende utilizzare il sito di Monti dell’Ortaccio per una nuova discarica: se qualche atto del Comune non è in linea con questa decisione verrà rettificato». Intanto però tutta la procedura è stata sospesa: viste le opposizioni la palla torna ai ricorrenti, che dovranno decidere se costituirsi nuovamente, questa volta davanti al Tar, in alternativa l’iter decade. «Certo - commenta il legale dei residenti, l’avvocato Alberto Panunzi - il ricorso del Comune scoraggia: un conto è resistere contro un privato, un altro contro una pubblica amministrazione».
Marino e il ricorso a sua insaputa Sì a Monti dell’Ortaccio. Anzi no
L’avvocatura capitolina si rivolge al Tar. Il Comune rettifica: no al sito