«Li dobbiamo assumere noi? E che siamo, onlus?» Non trova terreno fertile - ed è un eufemismo - l’idea del sindaco per restituire decoro e livelli di affari pre-crisi a Trinità dei Monti. Ieri, incontrando l’Associazione commercianti di piazza di Spagna, Ignazio Marino ha chiesto alla vicepresidente Chiara Bedini, nel suo ristorante-sala da tè Babington's, di formulare una proposta che risolva il problema dei venditori abusivi nel salotto di Roma. A patto, però, di trovare un'occupazione agli ambulanti stessi. «Abbiamo chiesto ai commercianti di presentarci un progetto che ci aiuti a migliorare il decoro urbano - ha spiegato Marino - e sarei felice se potessero essere introdotti dei parametri che permettano agli extracomunitari che vendono fiori od ombrelli quando piove di avere un'occupazione». La vicepresidente dell’associazione, a detta del sindaco Marino, avrebbe giudicato «interessante» la proposta, impegnandosi a suggerire delle misure concrete. Bruno Calò, consigliere dell’associazione e titolare del negozio di ottica che porta il suo nome, è fuori di sé. «Ma che siamo un’ente di beneficienza o il centro di accoglienza di Lampedusa? Qua è una kasbah, è pieno di "bangla" con ombrelli e palline colorate e gli diciamo anche "benvenuti". A loro, non ai turisti. Ora stiamo esagerando - continua Calò - Siamo stanchi di proposte lunari, ci servono soluzioni "terrestri", con i piedi ben piantati per terra. Ci chiedono di assumere gli abusivi come se fossero dei liberi professionisti e non l’ultimo anello di un racket. Per eliminare questo suk bisogna andare da chi rifornisce gli abusivi della merce, che spesso è tossica ed è venduta evadendo le tasse. L’altra sera solo in via Condotti ce n’erano sette, ma è possibile?» Giorgio Sermoneta con il suo storico negozio di guanti è a piazza di Spagna dal 1964. È stato presidente dell’associazione dei commercianti per sei anni. Poi ha mollato. «Da mesi non vado più nel mio negozio per non sentire tutto il giorno il "fischio"dei gadget che vendono davanti alla mia vetrina - si sfoga Sermoneta - Ma è possibile? Sfrattato dal mio negozio. Intanto i turisti "bene" scappano da Roma, preferiscono andare in crociera o nelle boutique all’interno dei grandi alberghi per evitare di essere soffocati dagli ambulanti. Ma è possibile che chi paga anche 50mila euro d’affitto per il suo negozio abbia un suk davanti alla sua vetrina?» In questi anni niente è stato fatto, denuncia Sermoneta. «Dovremmo fare una serrata, come ho chiesto per anni - continua l’imprenditore, che a suo tempo accompagnò Rutelli a Tokyo come simbolo del made in Rome - Non ci hanno mai ascoltati, anche perché il sindaco non ha gli strumenti. E non ce li ha neanche il magistrato se vengono fermati. E quando arrivano, i vigili vengono pure presi in giro, con i "bangla" che scappano per i vicoli. Ci dicono che siamo razzisti - continua Sermoneta - ma vogliamo solo che piazza di Spagna resti il fiore all’occhiello che è sempre stato. Il sindaco ci chiede una proposta? Ma la faccia lui, convochi un tavolo con cinque personalità di rilievo, rigorosamente romane, e faccia un piano. Il problema è stato risolto non solo a New York, ma anche in Turchia. Perché solo a Roma non si può?»
I commercianti a Marino: non siamo onlus
Il sindaco chiede ai negozianti di assumere gli abusivi. La replica: trovi lui una soluzione
