I giovani lo ricordano per aver tolto i lucchetti dell’amore da Ponte Milvio, ma è stato anche colui che ha preso di petto la questione nomadi sgomberando il campo di via del Baiardo, lo stesso dove si è consumò la tragedia di Giovanna Reggiani. 45,22% dei consensi ottenuti al primo turno, nonostante la bassissima affluenza in un’area che va dalla Cassia alla Flaminia, contro i 30,67% del suo giovane sfidante di centrosinistra Daniele Torquati. Poi lo tsunami al ballottaggio: 49,23 a 50,77 con una percentuale di votanti nel municipio ancora più giù. Gianni Giacomini, da anni in politica, uomo del coordinatore romano Pdl, Gianni Sammarco, l’unico minisindaco di centrodestra favorito nella sfida nei municipi, alla fine non è riuscito nell’impresa di piazzare la bandiera sulla storica roccaforte del centrodestra dai tempi dell’istituzione dei municipi. Quella dell’ex XX, ora XV, politicamente indebolita negli ultimi mesi, con la sfiducia nei suoi confronti, anche di tre esponenti del centrodestra, anticipata dallo stesso Presidente con le dimissioni rassegnate poche ore prima dell’annuncio. Ben 15 punti di vantaggio su Torquati al primo turno. Poi che è successo? «Al secondo turno circa 600 schede a favore del mio avversario. Sto aspettando le verifiche dei rappresentanti di lista, domani (oggi, ndr) valuterò se fare o meno ricorso al Tar per le centinaia di schede nulle e alcuni verbali in bianco. Che la gente mi abbia premiato al primo turno e poi non mi abbia eletto è singolare». Come se lo spiega? «Con il dato sull’astensione, al ballottaggio nel municipio ancora più elevata della prima volta, 48% contro 45%. La flessione del non voto ci ha penalizzato in generale». È un dato di fatto che tanti vostri elettori non sono andati a votare. «L’elettorato non condivide le larghe intese a livello governativo e non solo. Sul municipio ha pesato l’accordo della sinistra coi grillini e la lista Marchini e pure l’alleanza innaturale con Casapound». Ma alcuni civici di Marchini non l’appoggiavano? «Una minima parte». Ha pesato la storia della sfiducia? «No, un mese a mezzo prima delle elezioni, visto che non c’erano più le condizioni, ho preferito dimettermi. Non devo giustificare nulla, c’era solo chi voleva cambiare bandiera: questione di dignità». Ha fatto gli auguri a Torquati? «Ieri (l’altro, ndr) sono andato a letto tardissimo e ancora non l’ho sentito, come non ho sentito Alemanno. Non muoio perché non sono più Presidente, andrò avanti non con un’opposizione sterile, ma su ciò che interessa alla gente: il mio vero partito».
Giacomini difende il suo feudo «Pronto a fare ricorso al Tar»
L’ex minisindaco: singolare il vantaggio al primo turno e poi il ribaltone
