Mercoledì la pioggia, ieri un vento gelido. Ma il tempo inclemente, e insolito per la fine di maggio, non ferma né il Papa né le migliaia di fedeli che si stringono intorno a lui. Ieri in occasione del Corpus Domini (che la Chiesa italiana celebrerà liturgicamente domenica) Francesco ha celebrato la Messa in piazza S. Giovanni, affollata, anche se non gremita come nel giorno della presa di possesso della Basilica, visto che tantissima gente si è «schierata» lungo il percorso della processione che si è poi snodata fino a S. Maria Maggiore. Un corteo composto nella preghiera ma reso solenne e allo stesso tempo vivace dalle cappe colorate dei partecipanti, dei Cavalieri di Malta e del S. Sepolcro, dagli stendardi delle confraternite che hanno aperto la processione. Il Papa è arrivato sulla solita auto della gendarmeria e ha «ceduto» la Scv1 al vero «Padrone di casa». La targa, infatti, era quella del camion su cui era montato l’altare che ha trasportato l’Ostensorio con l’Eucarestia, dietro al quale erano inginocchiati due diaconi. Il Pontefice ha invece fatto tutto il tragitto lungo via Merulana a piedi, indossando il piviale, raccolto in preghiera. Davanti al camion-altare, religiose e religiosi, sacerdoti, vescovi e cardinali ma anche decine di bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione. Durante l’omelia, commentando la moltiplicazione dei pani e dei pesci, simbolo del Pane eucaristico, Francesco ha preso spunto da una frase del Vangelo «che mi colpisce sempre: "Voi stessi date loro da mangiare"». Sequela, comunione e condivisione le tre parole intorno a cui si è sviluppata la riflessione del Pontefice. «Anzitutto: chi sono coloro a cui dare da mangiare? La risposta la troviamo all’inizio del brano evangelico: è la folla, la moltitudine. Gesù sta in mezzo alla gente, l’accoglie, le parla, la cura, le mostra la misericordia di Dio. Questa sera noi siamo la folla del Vangelo, anche noi cerchiamo di seguire Gesù per ascoltarlo, per accompagnarlo e perché ci accompagni. Chiediamoci: come seguo io Gesù?». Poi il Papa ha posto l’accento sul comportamento dei discepoli, che invitano Gesù a congedare la gente: «Di fronte alla necessità della folla, ecco la soluzione dei discepoli: ognuno pensi a se stesso; congedare la folla! Quante volte noi cristiani abbiamo questa tentazione! Non ci facciamo carico delle necessità degli altri, congedandoli con un pietoso: "Che Dio ti aiuti" o con un non tanto pietoso: "Felice sorte", e se non ti vedo più... Ma la soluzione di Gesù va in un’altra direzione, una direzione che sorprende i discepoli». I pochi mezzi a disposizione servono a saziare la folla: «È un momento di profonda comunione. L’Eucaristia è il Sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo». Infine, il condividere. I discepoli assistono al miracolo, dopo aver dato il poco che hanno, fidandosi: «Questo ci dice che nella Chiesa, ma anche nella società, una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è "solidarietà", saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda, porterà frutto. Solidarietà: una parola malvista dallo spirito mondano! Anche noi sperimentiamo la "solidarietà di Dio" con l’uomo, una solidarietà che mai si esaurisce, una solidarietà che non finisce di stupirci».
«Il mondo ha paura della solidarietà»
Il Papa ha celebrato la Messa del Corpus Domini a piazza San Giovanni e ha seguito a piedi la processione lungo via Merulana tra due ali di folla
