Roma Capitale

L’esempio di Shahbaz Bhatti commuove i fedeli

Tra le testimonianze di ieri pomeriggio in piazza San Pietro particolarmente toccante e interrotta da numerosi applausi è stata quella di Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, il ministro delle...

Tra le testimonianze di ieri pomeriggio in piazza San Pietro particolarmente toccante e interrotta da numerosi applausi è stata quella di Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, il ministro delle minoranze del Pakistan ucciso dagli estremisti a 43 anni. «Ha sognato un Pakistan senza discriminazioni e pacifico, dove fedeli di tutte le fedi potessero godere di pari diritti, di libertà religiosa, di pari opportunità per il progresso del Paese». Una forza che gli derivava dalla fede «nutrita dalla preghiera e dalla lettura del Vangelo. Ogni mattina prima di uscire da casa - ha raccontato Paul Bhatti - Shahbaz restava solo almeno mezz’ora con la sua Bibbia. Oggi quella Bibbia, una vera e propria reliquia, è custodita qui a Roma, nella basilica di S. Bartolomeo, memoriale dei nuovi martiri del nostro tempo». Una vita spesa accanto agli ultimi, ai poveri, ai bisognosi, ai perseguitati, «vicino a coloro che soffrivano» incurante delle minacce. Un impegno raccolto dal fratello: «Continueremo a testimoniare il Vangelo della mitezza, del dialogo, della tenerezza» ha detto prima di abbracciare a lungo il Papa. E forse ha pensato anche a questa testimonianza Francesco, quando ha ribadito che «ci sono più martiri oggi che nel primo secolo. Per annunziare il Vangelo servono due virtù - ha aggiunto il Pontefice - coraggio e pazienza. Tutti sentiamo la sfida della evangelizzazione. Gesù innanzi tutto per comunicare la fede oggi. Se andiamo avanti con la organizzazione, anche con cose belle, ma senza Gesù, allora non va, lui è più importante». In mattinata, nell’omelia a S. Marta, il Papa aveva messo in guardia da «disinformazione, diffamazione e calunnia che sono peccato. È dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli». E ha messo in guardia dalle «chiacchiere distruttive nella Chiesa»: «Quanto chiacchieriamo noi cristiani... La chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l'uno all'altro. È come se volesse diminuire l'altro: invece di crescere io, faccio che l'altro sia più basso e mi sento grande. Quello non va. Sembra bello chiacchierare... non so perché, ma sembra bello. Come le caramelle di miele, no? Tu ne prendi una e poi un'altra, e alla fine ti viene il mal di pancia. E perché? La chiacchiera è così - ha concluso - È dolce all'inizio e poi ti rovina, ti rovina l'anima».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.