Quasi come una partita di campionato, il giorno dopo il primo confronto tv tra i quattro maggiori candidati alla poltrona di sindaco, si è scatenato il chiacchiericcio dentro e fuori gli spogliatoi. Il giudizio, come sempre, non è mai imparziale. Alemanno, Marino, Marchini e De Vito, le "seconde leve" fanno il tifo di bandiera, consapevoli del fatto che la risonanza mediatica della televisione può fare la differenza, così come incalzare sui punti deboli dell’avversario. Lo sa bene il Pdl che vira dritto verso le dimissioni annunciate ma non ancora effettive di Ignazio Marino dal Senato. Il candidato sindaco infatti è stato eletto in Piemonte nella lista del Pd e, appena vinto le primarie, aveva annunciato le sue dimissioni. A lanciare il sasso, Alemanno: «Marino, a quanto ci ha detto la stampa, ha consegnato le dimissioni l’8 aprile, dopodiché ci sono state in Senato almeno dieci riunioni della conferenza dei capogruppo che deve recepire queste dimissioni, ma in nessuna di queste dieci riunioni le dimissioni di Marino sono state messe all’ordine del giorno, come mai? Non vorrei che Marino voglia farci capire che il presidente del Senato tiene nel cassetto queste dimissioni». Il pressing si fa pesante, con il senatore Pdl, Andrea Augello: «Il senatore Ignazio Marino, in una trasmissione televisiva, è tornato ad affermare che le sue mancate dimissioni dal Senato siano determinate dall’inerzia dell’ufficio di presidenza che, suo malgrado, non le avrebbe trasmesse all’Aula. Se davvero Marino si è dimesso l'8 aprile, come ripete spesso, allora è inevitabile che il presidente Grasso debba spiegare le ragioni per cui per oltre un mese questa lettera è rimasta nel suo cassetto. Se invece Marino sta mentendo, credo che sia auspicabile che il presidente del Senato faccia chiarezza su questa vicenda, mettendo al riparo l’ufficio che autorevolmente presiede». Rincara la dose anche il segretario de La Destra, Francesco Storace: «Quanto deve durare la sceneggiata di Ignazio Marino sulle dimissioni (mancate) da senatore? Non è più sicuro di vincere per la fuga del Pd?». La vicenda arriva a Palazzo Madama, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri precisa: «Marino dovrebbe sapere che non è il Consiglio di Presidenza, da lui erroneamente chiamato Ufficio, a stilare il calendario dell’Aula, ma la conferenza dei capigruppo, dove i rappresentanti del suo partito non mi risulta abbiano sollecitato la calendarizzazione delle sue dimissioni. Cosa che a questo punto sollecito pubblicamente a fare. Ha ricevuto il Presidente del Senato Grasso la lettera di dimissioni del senatore Marino? In quale data? Si proceda, se la lettera c’è, all’immediata calendarizzazione di queste dimissioni che sono, per ora, solo un giochetto propagandistico». Si difende il diretto interessato: «Il sindaco uscente è simpatico e anche un po’ smemorato. Ha fatto il deputato, sa che le dimissioni si presentano e poi è l’ufficio di presidenza che decide di metterle al voto». A Palazzo Madama però non gradiscono la polemica e indiscrezioni confermano che la conferenza dei capigruppo del Senato metterà oggi in calendario le dimissioni di Ignazio Marino da senatore della Repubblica. Le dimissioni del chirurgo, candidato sindaco del centrosinistra, potrebbero essere poi votate dall’aula di Palazzo Madama la prossima settimana, quella che precede l’appuntamento con le elezioni comunali. Salvo sorprese dunque il Pd toglierà il paracadute parlamentare al candidato Marino. E non certamente per la sicurezza della vittoria che seppur probabile non è scontata e forse neanche per tenere alta la bandiera della trasparenza ma, come fa notare qualcuno, per "sanare" qualche frizione interna al partito.
Bufera in Senato sul «caso Marino»
Pressing del Pdl che chiede chiarezza Oggi riunione a Palazzo Madama
