Roma Capitale

Lando Fiorini: la mia satira è sempre bipartisan

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Supera le 110 repliche Lando Fiorini nel suo cabaret «Il Puff», dove sta proponendo dall’inizio della stagione lo spettacolo «45 volte Puff ieri, oggi e Romani» che riepiloga una lunga storia professionale e artistica con continui aggiornamenti comici legati all’attualità della politica e del costume. Lando è sempre lui: forte, determinato, autentico alle prese con una crisi economica che rende sempre più arduo il compito dei teatranti, ma che comunque non è riuscita a mortificare il suo pluriennale impegno al servizio della promozione della romanità. In questa stagione è stato difficile resistere alla contrazione dei consumi? «Se penso che ci sono 70 teatri a rischio di chiusura in Italia, mi considero fortunato. Cerco di arrampicarmi per mantenere uno spazio che vive da 45 anni. Come media di pubblico ci stiamo salvando, ma per la prima volta non c’è più la lista d’attesa e i 200 posti non si riempiono tutti ogni sera. Mio figlio Francesco si è inventato un espediente molto carino ovvero un brunch a pranzo, che io preferisco chiamare buffet, in cui si può mangiare di tutto. È un’opportunità per accogliere i turisti e le persone che lavorano in zona». Cosa racconta in questo spettacolo dedicato ai 45 anni del Puff? «Abbiamo creato un mix di vecchio e nuovo, cucendo insieme i cavalli di battaglia di sempre con i suggerimenti che vengono ogni giorno dalle pagine dei giornali. Ora, per esempio, abbiamo aggiunto alcune battute che riguardano questo nuovo governo. Parliamo della crisi e dei suoi guasti. Nella parte finale sono costretto a cantare per 15 o 20 minuti di seguito perché gli spettatori chiedono i loro brani preferiti. Mi fa piacere di ricevere apprezzamento anche dagli stranieri». La satira politica è piuttosto velata? «Ho le mie idee personali, ma non voglio infilarle nello spettacolo. Do una botta a tutti. In passato mi è successo che qualcuno si offrisse di aiutarmi nel mio lavoro se avessi inserito una chiave politica opportunamente indirizzata nei testi, però mi sono sempre rifiutato. Continuo a seguire l’insegnamento di Aldo Fabrizi: essere sempre naturali e veri». Come è iniziata l’avventura del Puff? «Per necessità. Ero tornato dagli USA dopo "Rugantino". Sostituivo Gabriella Ferri, che stava poco bene, per uno spettacolo del Bagaglino diretto da Pingitore. In quel periodo mi capitò di trovare una cantina in via dei Salumi: i miei parenti mi incitavano ad aprire lì una pizzeria e invece io mi sono ostinato a fare il cabaret. Insieme a Enrico Montesano ce la siamo pulita e sistemata a mano e con lo scalpello perché c’entrava persino l’acqua. Dopo 4 o 5 anni ci siamo trasferiti nell’attuale sede di via Giggi Zanazzo. C’erano tanti amici: oltre a Montesano, Leo Gullotta, Lino Banfi, Maurizio Mattioli. All’inizio si offriva solo il classico piatto di penne all’arrabbiata come al Bagaglino, poi pensammo di organizzare un vero e proprio servizio di ristorazione, così la gente trovava tutto e non doveva spostarsi. Ho ancora una scatola piena delle cambiali che firmai: ho pagato tutto fino all’ultimo centesimo». Il tempo che passa è una risorsa? «Mi fanno lavorare più da vecchio che da ragazzo. Bisogna però avere la consapevolezza delle proprie stagioni: mio figlio ha l’obbligo di segnalarmi se perdo qualche colpo. Gli acciacchi non vanno confessati ai familiari, altrimenti si diventa noiosi e la pancetta si nasconde con la camicia scura. Mi hanno già prenotato per le serate estive e ho appena realizzato un cd in cui canto con Baglioni, Minghi, Venditti, Goggi, Proietti, Britti, Barbarossa, Califano, Tosca, Autieri e Ferilli con supervisione di Trovajoli».

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