Sbagliano tutti. La Asl RmE, la direzione regionale - almeno stando a leggere la sentenza del Tar - e, politicamente, il governatore Nicola Zingaretti e il Partito democratico. Il caso San Carlo di Nancy mette a verbale un nuovo scivolone del presidente della giunta regionale più cara della Penisola e racconta di una meschina figura collettiva. Alla fine ci pensa il Tribunale amministrativo a mettere ordine. Un costume sempre più consueto, in Italia e in special modo nel Lazio, quello di costringere un giudice a sostituirsi alla politica. Come se non fossero bastati tre anni di Polverini a insegnarlo. Come se le ordinanze riguardanti la giunta Alemanno non lo abbiano già dimostrato in modo esaustivo. Alla fine il San Carlo non chiuderà, almeno per ora. A deciderlo è il Tar del Lazio che boccia la determinazione dello scorso 22 marzo della direzione programmazione economica e finanziaria della Regione. Ma in questa vicenda a sbagliare non è solo l’ufficio tecnico dell’assessorato Sanità. Sbaglia certamente la Asl RmE e il direttore generale Maria Pia Sabia, che con troppa solerzia recepisce in modo particolarmente duro e con scarso buon senso un atto dall’impatto devastante sui pazienti del San Carlo e su tutto il sistema sanitario di quel quadrante, che avrebbe destinato a morte certa un ospedale d’eccellenza che economicamente non se la passa troppo bene per via della crisi dell’Idi che ha investito tutto il gruppo. Ma la Sabia agisce legittimamente. Sbaglia infatti il direttore regionale di osservanza polveriniana Ferdinando Romano che, col pugno di ferro che ha sempre contraddistinto le relazioni tra la passata giunta regionale e le strutture classificate, emette un provvedimento durissimo. Ma sbaglia soprattutto Zingaretti, commissario di governo della sanità laziale che parla senza conoscere la determina del proprio dirigente. Giuste le censure alla Asl RmE, ma è la determina dirigenziale a parlare di «dimettere i pazienti o trasferirli nelle strutture più idonee», di «sospendere l’autorizzazione all’esercizio» del San Carlo «fino alla dimostrazione del possesso integrale dei requisiti minimi autorizzativi» previsti dalla legge. Non solo. Scrive Romano: «È fatto divieto di nuovi ricoveri. La riapertura della struttura e la ripresa dell’esercizio dovranno essere autorizzate» e la «vigilanza» e il «monitoraggio sullo stato di attuazione della sospensione dell’attività fino alla dimissione dell’ultimo paziente» competono alla RmE. Zingaretti, invece, dice che le prescrizioni della direzione regionale «prevedevano una sospensione temporanea senza interrompere le accettazioni o i ricoveri». Di qui l’auspicio affinché la RmE «accolga le indicazioni date dalla Regione che non prevedevano la chiusura dell’istituto ma la sospensione temporanea e guidata di alcune attività fino alla messa a norma della struttura». E anche il capogruppo Pd Marco Vincenzi se la prende con la Asl RmE il cui atto prevede però il blocco immediato di ricoveri, attività chirurgica, assistenza specialistica ambulatoriale e dimissioni o trasferimento dei pazienti. Esattamente quel che prevedeva la determina di Romano. Il commissario non conosce gli atti della propria struttura regionale?
San Carlo Quante figuracce
Sbagliano tutti. La Asl RmE, la direzione regionale e politicamente il governatore Nicola Zingaretti e il Partito democratico