Difficile, per ora, prendere le misure degli effetti politici dell’inchiesta sugli appalti filobus e per la quale a breve sarà sentito dai giudici lo stesso sindaco Alemanno. «È mio interesse che l’inchiesta si concluda nel minore tempo possibile, accertando ogni responsabilità e sanzionando in modo esemplare chiunque si sia reso responsabile di eventuali reati - dice il primo cittadino in una nota - chiarite queste circostanze, necessarie per confutare le sciocchezze che sono apparse in questi giorni sugli organi di stampa, non ho alcuna intenzione di farmi condizionare da illazioni giornalistiche. La mia campagna elettorale andrà avanti affrontando i problemi della città e dimostrando tutto lo sforzo che è stato fatto in questi cinque anni per risolverli». Un passaggio, si direbbe, obbligato quello di Alemanno che a due mesi esatti dal voto per il Campidoglio si trova a dover affrontare un piccolo tsunami. Non tanto all’esterno, il ruolo dell’opposizione che ha già chiesto le sue dimissioni è sin troppo ovvio, quanto all’interno. Diverse parti, minoritarie, del Pdl avevano già messo in discussione la ricandidatura del sindaco, tanto che lo stesso Silvio Berlusconi, dopo una presunta gaffe proprio sulla ricandidatura non certa di Alemanno, è stato "costretto" a un incontro in Campidoglio per ribadire il sostegno suo e del partito. Ancora, l’aver annullato le primarie, che sostanzialmente non avevano molto senso, ha comunque infastidito Fratelli d’Italia. Il partito di Fabio Rampelli e Giorgia Meloni non ha ancora ufficializzato la posizione rispetto alle prossime comunali. Ora, l’arresto dell’ex ad di Eur spa, Mancini, fa suonare più di un campanello d’allarme. A maggior ragione che la confusione del centrosinistra da una parte, l’incognita grillini dall’altra, hanno riaperto la partita per il Campidoglio. Non sono pochi quelli che pensano che a questo punto un candidato diverso dal sindaco uscente, come ad esempio Giorgia Meloni, potrebbe garantire la vittoria. Un’ipotesi tuttavia al momento considerata come «piano b» nel caso arrivi un avviso di garanzia al primo cittadino. Alemanno però non molla e ieri in una nota precisa e chiarisce alcuni aspetti dell’inchiesta. «Non mi è pervenuta alcuna convocazione in Procura e comunque, qualora i magistrati ritenessero opportuno ascoltarmi, naturalmente sarò immediatamente disponibile. Non intendo aggiungere altro a queste dichiarazioni, - dice il primo cittadino - perché c’è un’indagine in corso ed è doveroso lasciar lavorare i magistrati serenamente. Corrisponde, invece, a verità che abbia partecipato a una cena con il dottor Guarguaglini, alla presenza del signor Cola, da me conosciuto in quell’occasione, nella quale non si è mai discusso ovviamente di appalti o di questioni similari. Non ho alcuna intenzione - prosegue Alemanno - di farmi condizionare da illazioni giornalistiche, non ho mai interloquito con dirigenti e/o uomini di fiducia di Finmeccanica in merito ad alcun appalto, e mai si è svolta alcuna cena, alla quale abbiano preso parte il dottor Ceraudo e l’ingegner Mancini con il sottoscritto, avente per oggetto la medesima materia». La posizione del sindaco è bene ribadire è per gli stessi inquirenti al momento estranea ai reati contestati. Ma questa è materia giudiziaria. La politica però ha tempi molto più concisi soprattutto a due mesi dal voto. Per questo e altro il «caso Alemanno» verrà certamente portato all’attenzione dei vertici nazionali, ora impegnati sul fronte più ampio del governo e del futuro del Paese. C’è chi però prima di sbilanciarsi aspetta i sondaggi che verranno effettuati dopo il 7 aprile, quando si saprà il nome del candidato del centrosinistra per la guida del Campidoglio.
Alemanno tira dritto Ma il partito frena
Gianni assicura: la campagna va avanti Ma nel Pdl si aspettano i primi sondaggi
