Roma Capitale

Un prestito non restituito dietro il ferimento di Ostia

Chi ha fatto fuoco contro Salvatore Valenti, l’altro ieri pomeriggio in via Alberto Galli, non voleva uccidere. Lo ha detto la stessa vittima ai carabinieri che gli chiedevano se avesse qualche...

Chi ha fatto fuoco contro Salvatore Valenti, l’altro ieri pomeriggio in via Alberto Galli, non voleva uccidere. Lo ha detto la stessa vittima ai carabinieri che gli chiedevano se avesse qualche sospetto su chi abbia potuto sparargli, e lo dicono le ferite tutte concentrate sulle gambe. Dei quattro proiettili esplosi dal cecchino in sella ad uno scooter, dileguatosi prima dell’arrivo dei carabinieri, uno ha colpito il 40enne di Acilia al ginocchio destro, un secondo al femore sinistro, un altro gli ha sfiorato il polpaccio e l’ultimo si è conficcato su una macchina parcheggiata, mancando per poco il reale bersaglio. Le ogive sono tutte dello stesso calibro 9. L’uomo ferito, già noto alle forze dell’ordine per diversi reati, si trova ora ricoverato all’ospedale Grassi dove un’ora dopo il fatto - accaduto tra l’altro sotto gli occhi della figlia di appena 9 anni - è stato operato d’urgenza. Le sue condizioni non sono gravi e il 40enne si rimetterà in un tempo relativamente breve. Le indagini proseguono invece a pieno ritmo per tentare di dare un nome all’uomo che ha sparato e che la vittima avrebbe detto di non aver riconosciuto, avendo avuto il volto coperto da un casco integrale. Sul movente del gesto si ipotizza un qualche legame con i problemi economici di Valenti: forse un prestito di soldi non onorato e - quindi - un «invito» a restituire quanto avuto. I «problemi» con droga e reati contro il patrimonio, invece, sembrerebbero non entrarci nulla con l’agguato. Chi ha fatto fuoco contro il 40enne potrebbe essere tra i contatti dell’uomo: magari una persona di zona, sentita nelle ore appena precedenti al ferimento. Qualcuno che Valenti conosceva e al quale potrebbe aver chiesto del denaro tempo prima. Per identificarlo ci vorrà un’attività d’indagine lunga e certosina: si dovrà scavare nella vita del ferito, nei suoi rapporti - conoscenti, amici - e negli archivi del cellulare. Impossibile sperare negli indizi forniti da qualche testimone: nessuno sembrerebbe aver anche solo notato il cecchino, dileguatosi nel nulla.

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