Il boom dell’Imu prima casa a Roma? È dovuto soprattutto alle rendite catastali, in media superiori a quelle della maggior parte delle città d’Italia, che hanno gonfiato l’imposta sull’abitazione principale dei romani, che si sono trovati a pagare - secondo i dati elaborati dal Dipartimento delle Finanze - ben 537,07 euro a testa. Si tratta, di una cifra alta, che porta la Capitale all’undicesimo posto della classifica delle città in cui l’imposta è più esosa, e addirittura in prima posizione se si restringe il confronto ai capoluoghi di regione. Un primato che brucia, soprattutto se si confrontano i 537 euro pagati dai cittadini romani con i 292 euro sborsati dai milanesi. Nell’Urbe, insomma, l’Imu è costata in media circa l’83% in più del capoluogo lombardo. A cosa si deve tanta differenza? I detrattori dell’attuale amministrazione capitolina (spesso simmetricamente ammiratori di quella milanese) hanno subito puntato il dito sulla differenza tra le aliquote applicate tra i due comuni. A Roma, infatti, il Comune ha stabilito di alzare l’aliquota sulla prima abitazione allo 0,5%, mentre a Milano questa è rimasta allo 0,4%. Ma la differenza è insufficiente a spiegare il divario: immaginando due case dall’identica rendita catastale di 900 euro, di proprietà di persone senza figli, la differenza tra le due aliquote si tradurrebbe in un’imposta per prima abitazione di circa 556 euro a Roma e 472 a Milano. A rendere più cara l’Imu romana, quindi, concorre un altro elemento: il valore catastale dell’immobile. Un valore che nel calcolo dell’Imu, contribuisce a ricavare la base imponibile, e che conta molto più dell’aliquota approvata nel Comune. A Roma il valore catastale medio è particolarmente caro, come dimostra uno studio elaborato dalla Confappi, la Confederazione della piccola proprietà immobiliare. Nelle stime di Confappi, basate su una casa tipo di 100 metri quadrati, Roma registra valori catastali pari a circa 1.843 euro per le abitazioni del centro, 1.153 euro per quelle del semicentro e 372 in periferia. A Milano, invece, i valori si attestano a 1.590 euro per le zone centrali, circa 663 per le semicentrali e 185 per la periferia. L’esborso dei romani, quindi, è dovuto principalmente ai valori catastali, derivanti dalle tariffe d’estimo risalenti a più di vent’anni fa. Non è un caso che, contemporaneamente alla rivisitazione dell’Imu, il Governo Monti abbia inserito nella delega per la riforma fiscale la riforma del catasto, che dovrebbe redistribuire in modo più equo il carico dell’imposta. Che a livello territoriale, in questo momento, è decisamente squilibrata.
Nella Capitale imposta alta a causa delle rendite catastali
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