Roma Capitale

Sondaggio online sulla statua di Wojtyla

«Un articolo in chiaroscuro, un contributo non banale su un piano strettamente di discussione culturale». E che non voleva essere affatto una stroncatura dell'opera, né dare la stura a una valutazione negativa dell'operato del Comune di Roma, che, al contrario, va apprezzato per l'iniziativa che «ha creato dibattito». Getta acqua sul fuoco il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, sulla polemica nata intorno alla statua di Papa Wojtyla alla stazione Termini, alimentata da un articolo apparso l'altro ieri sul quotidiano della Santa Sede che ha fatto erroneamente parlare di una bocciatura da Oltretevere verso l'opera d'arte sostenuta dal Campidoglio. E invece nessuna stroncatura alla statua di Giovanni Paolo II realizzata dallo scultore Rainaldi e inaugurata due giorni fa dal sindaco Gianni Alemanno e dal cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, ma un «contributo al dibattito sul piano culturale» che, anzi, riconosce «l'importanza dell'iniziativa del Comune di Roma». Ieri il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, è intervenuto sul caso dell'opera dedicata a papa Wojtyla scatenatosi dopo un articolo del quotidiano della Santa Sede in cui il critico d'arte Sandro Barbagallo osservava che la statua «pecca di una scarsa riconoscibilità». Un giudizio, peraltro, condiviso dai romani, che presto potranno dire la loro con il sondaggio online cui il Campidoglio sta pensando. Vian ha solo riaffermato le perplessità «sul piano artistico e culturale» intorno all'opera espresse dal suo giornale e ha precisato che «ogni volta che si apre un dibattito ragionevole restando nell'ambito proprio, non si fa che del bene». Le polemiche seguite non hanno ragione di esistere. «Si è trattato di una posizione culturale, di un contributo al dibattito artistico del nostro critico che tra l'altro - spiega Vian - è intervenuto più volte su temi del genere, ed è uno specialista dell'arte contemporanea. L'intento era intervenire su un piano culturale in un dibattito sull'arte e in particolare sull'arte sacra che l'"Osservatore Romano" ormai da anni sta conducendo». A questo proposito «l'articolo di Barbagallo mette in rilievo delle perplessità sulla realizzazione artistica e non certo sul fatto che sia stato intrapreso un tentativo importante da parte del Comune di Roma». Chi ha voluto leggervi bacchettate al Campidoglio ha preso un abbaglio. «Al contrario - spiega Vian - l'intenzione e la decisione del Comune è stata molto importante e molto positiva. Chi ha pensato con questa vicenda che il Vaticano scomunicasse Alemanno, si sbaglia. L'iniziativa del Comune ha colto nel segno come ha dimostrato proprio il dibattito che si è sollevato. È chiaro che poi ci sono reazioni positive e reazioni negative - continua Vian -, più negative questa volta per la verità, ma le opinioni sono diversissime come lo sono i gusti». Ma l'Osservatore ha interpretato un sentimento popolare. Anche la gente ha notato, come il critico d'arte, che la statua non somigliava a Wojtyla. E solo di questo si è addolorata. «Le reazioni popolari - conferma Vian - dimostrano ancora una volta il fortissimo legame tra papa Giovanni Paolo II e Roma». Ed ecco il risvolto positivo. «In qualche modo questa vicenda è una conferma dell'ulteriore fascino suscitato dalla figura del Pontefice polacco su tutti i romani - sottolinea Vian - credenti e non credenti. Anzi, un ulteriore merito di questa iniziativa può essere proprio una occasione per rivedere certi luoghi comuni sul fatto che la gente sarebbe distratta mentre invece si sente coinvolta nel rapporto tra la città e i monumenti». Ma al direttore dell'Osservatore piace come è venuta la statua? «A me l'opera non convince del tutto ma non mi dispiace - dice -, soprattutto non mi dispiace il tentativo coraggioso di svincolarsi dai canoni dell'iconografia classica». Le difficoltà dell'arte sacra oggi sono ben note. «Infatti la statua esprime proprio questa sfida. È un tentativo non riuscito pienamente ma che ha aspetti positivi come una buona idea dell'accoglienza. C'è tuttavia un problema di riconoscibilità ma, ribadisco, si tratta di una polemica puramente culturale». «Ascolteremo il parere della gente», ha annunciato ieri il sindaco Gianni Alemanno, che ai microfoni di Tg3 aveva detto «vox populi, vox dei». I romani potrebbero esprimersi sul web, con un sondaggio online cui il Campidoglio sta pensando. Il sindaco ha spiegato anche che «la statua è stata scelta in base a un'istruttoria fatta dalla sovrintendenza comunale che ha coinvolto tutti i pareri più autorevoli, incluso il ministero e le autorità religiose, in un percorso ben scandito e indipendente da decisioni politiche». «Il comitato tecnico di settore del Mibac», tuttavia, spiega il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, «ha dato il via libera perché non se l'è sentita di censurare» la statua dedicata al Papa nell'anno della beatificazione. «Ma qualche perplessità era emersa». E tra l'altro ci si era chiesti perché non si fosse aperto un «concorso di idee» per l'opera. «Le carte sono a posto. E il lavoro è un lavoro giusto» dice il sovrintendente di Roma, Umberto Broccoli. I Papaboys definiscono «incomprensibile» l'opera, lo stesso Giro la stronca: «brutta», «infelice», «peggio della teca di Meier». «Rimuoviamola subito», senza neanche aspettare il referendum, invoca il sottosegretario. «Non fa onore alla città di Roma» dice Pier Ferdinando Casini, che suggerisce al sindaco di spostarla. L'Aduc si preoccupa che l'ampia cavità della statua possa diventare un «rifugio per barboni». O, dice sornione Giro, «un luogo per fare cose poco commendevoli».

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