Roma Capitale

Coromania

diPAOLA PARISET Per la gioia di cantare insieme, ti dicono. I cori, infantili e non, amatoriali e non, fioriscono in Italia come il prezzemolo: nelle parrocchie, nelle scuole, nelle banche, nelle Università, più che nei luoghi deputati, Conservatori o Scuole di musica. I pittori ti dicono che il disegno con la selce sulla roccia fu la prima espressione artistica dell'uomo: ma i musicisti rivendicano a tutta forza questa priorità al canto. Dice un volenteroso maestro di scuola elementare, convinto che il coro scolastico debba essere aperto a tutti e non a pochi prescelti (che comunque debbono essere almeno una trentina): «Tutti i bambini hanno diritto ad usare l'unico strumento gratuito che possiedono fin dalla nascita... a vivere e comunicare le emozioni che ne nascono». Nelle scuole dell'obbligo sorgono subito problemi di numero, di ore extracurriculari, di spazi: però adulti e bambini (spesso cantano anche i genitori «con enorme soddisfazione di alunni e famiglie», dice una maestra elementare) apprendono via via la lettura di semplici spartiti, il controllo dell'emissione vocale, dell'intonazione. E succede il miracolo. Dal nulla. «In questi cori di volontari - aggiunge una docente romana di scuola media a Montesacro - ci si esercita con presenza costante ed è incredibile che anche fra adulti colti le conoscenze musicali siano allo zero». Che sulla passione dei ragazzi pesi la non obbligatorietà scolastica? Forse: ma la disciplina c'è eccome, nella vita dei cori e la gratifica arriva con gli applausi nei tanti festival regionali e nazionali. Su ciò concordano musicisti, direttori e docenti: l'esperienza del compositore, musicologo, direttore di coro Fausto Razzi, formatosi con Petrassi, conferma che l'interesse amatoriale in adulti e bambini supplisce alla mancanza di basi musicali, e alla rovinosa latitanza dell'istruzione scolastica al riguardo. (Uto Ughi denuncia ciò da decenni). Monsignor Pablo Colino, già direttore della Cappella Giulia in Vaticano, che da 50 anni prepara il Coro giovanile della Filarmonica, ribadisce: «I bambini entrano nel gruppo stonati: ma ne escono intonati, preparati alla musica e affezionati fra loro, perché uniscono voci e cuori!». Problemi economici? In Italia è da poco al Parlamento il progetto nazionale di Claudio Abbado sul «Sistema delle Orchestre e dei Cori Infantili e Giovanili» - modello: "El Sistema" attuato da José Abreu in Venezuela, ormai con 300.000 piccoli coristi - che gratuitamente avvierà alla musica corale e strumentale ragazzi dai 4 ai 14 anni, con finalità educative e di integrazione sociale. Esso incorporerà realtà già esistenti, "MusicaInGioco" a Bari o "Piccole impronte" a Torino. Il fine è ovunque la diffusione capillare delle conoscenze musicali, che la scuola di Stato non prevede.

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