FREGENEA Fregene l'ecobagnina va alla guerra. Come armi utilizzerà sacchetti di immondizia. Bottiglie di plastica, vetro e rifiuti di cucina dilingetemente sigillati in sacchetti separati da lasciare sul lungomare di Ponente. Perché Emma Pascali, la prima bagnina d'Italia, ottant'anni portati con grinta e uno stabilimento balneare da gestire, Il Patio che le ha lasciato il papà, ha deciso di dichiarare guerra alla monnezza. Vuole la raccolta differenziata e non vuole differenze tra le spiagge. Quelle degli stabilimenti «che devono versare la Tarsu, la tassa sull'immondizia, in base alla grandezza dell'impianto» e quelle dei chioschi on the beach «che pagano soltanto per quei quaranta-cinquanta metri di pedane che occupano l'arenile». «Eppure noleggiano ombrelloni e lettini come facciamo noi. Vendono alimenti, come anche noi del resto. Non hanno però strutture fisse. Però producono immondizia. E anche parecchia», s'accende la battagliera Emma che ha imparato a salvare i bagnanti dalle onde nel 1948, insieme ai fratelli Fulvio e Flavio. Delle battaglie impossibili non ha paura. «Quante ne ho dovute combattere per farmi accettare come bagnina, prima, e come imprenditrice, poi, in un mondo maschilista come quello delle spiagge», sorride l'ecobagnina che è divenuta anche presidente del Sib Fiumicino, il sindacato degli imprenditori balneari. «I gestori dei chioschi gettano i rifiuti nei cassonetti sul lungomare davanti ai nostri stabilimenti e il servizio di raccolta lo paghiamo quasi tutto noi». La monnezza gettata fuori posto l'ha sempre fatta andare in bestia. Non ha esitato neppure a rimproverare Frank Sinatra. «The Voice venne ad abbronzarsi al Patio per cinque giorni quando, nel 1953, tenne quei famosi concerti a Roma in cui venne fischiato - racconta - Veniva con Silvana Pampanini e Lea Massari. Era un vero signore ma aveva il vizietto di nascondere le lattine vuote di Coca cola sotto la sabbia. L'ho colto sul fatto e gli ho detto: non sarebbe il caso di gettarle nel cestino?». La fotografia in bianco e nero di Frank, fisico mingherlino e costumone Anni Cinquanta, è appesa nel retro dello stabilimento, in una sorta di stanza-museo, amarcord di una donna tutta d'un pezzo. Per lei la spiaggia è «sacra». Ma il lungomare no! Per questo è disposta ad inondarlo di immondizia. «Non per sporcarlo ma per portare l'attenzione sulla raccolta differenziata che molti vorrebbero fare ma non possono», sottolinea Emma, una chioma di capelli candidi ad incorniciare lo sguardo sincero, disarmante. «Non vedo perché per colpa di un Comune (quello di Fiumicino) che non si è attrezzato per permettere la consegna separata dei rifiuti, non posso essere una cittadina esemplare!». «Eppoi ci sono pure gli incentivi per le imprese che fanno la differenziata», scherza per sdrammatizzare il discorso che stava diventando troppo serio. A trenta stabilimenti, quelli di Fregene, è vietato essere ecosostenibili. «Se suddividiamo i rifiuti in contenitori separati poi i compattatori li rimescolano insieme prima di portarli nella discarica di Malagrotta», sottolinea Pascali, decisa più che mai ad andare alla guerra. «Le battaglie perse mi affascinano perché le ho sempre vinte e ho poi inevitabilmente convinto gli altri a seguirmi».
Ecobagnina alla guerra
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