Roma Capitale

Lavavetri impuniti

Rieccoli. O forse non se ne sono mai andati. I lavavetri sono tornari a invadere gli angoli delle strade della Capitale. Si piazzano ai semafori, con secchiello e spazzolone. Attendono il rosso come un segnale d'attacco e puntano le auto in fila che a colpi di gas e clacson cercano di spostarli nella fila successiva. Ma loro no, di farsi da parte proprio non ne hanno voglia. E, insistenti, insaponano il parabrezza del romano che, a volte impietosito a volte infuriato, non sa più come dribblarli. Eppure esisteva un'ordinanza del sindaco. Un documento chiaro che imponeva il divieto «di offerta del servizio di pulizia vetri e similari» e li bandiva dalla città. Pena una salata multa che avrebbe dovuto togliere al lavavetri anche la sola fantasia di tornare in strada. Bene, quell'ordinanza, una di quelle che hanno segnato i primi mesi della gestione Alemanno, non ha portato i frutti sperati.   Marocchini, albanesi, bangladesh o polacchi con lo spazzolone in mano sono ovunque. Insomma, dopo la breve tregua tutto torna come un tempo. Certo, trovarli al centro storico sarebbe troppo. Ma subito fuori il racket continua. Una giornata in macchina può bastare per farsi un'idea. Guidando per le vie più trafficate se ne incontrano a decine. A partire da piazzale Dunant, che affaccia sulla Circonvallazione Gianicolense, dove un uomo dalla carnagione olivastra in jeans e maglioncino girocollo è al lavoro dalle prime ore del mattino. Si affaccia sulla carreggiata allungando il braccio sinistro dove tiene lo spazzolone. «Posso?». Non è aggressivo, quasi gentile. E sembra conoscere molte facce degli automobilisti che passano di lì per andare a lavoro in zona Marconi, dove a piazzale della Radio troveranno un altro gruppo di lavavetri pronti per la ripassata al parabrezza. Quelli invece sì che la spazzolata la propongono con insistenza. E di frequente ci scappa anche il battibecco col romano che, se innervosito, arriva a scendere dall'auto dopo aver dato già il colpetto di gas in avanti per chiarire: non toccarmi la mia auto. Stesso discorso vale per l'Eur, ai semafori delle arterie di via Cristoforo Colombo e dalle parti del PalaLottomatica, dove si aggiungono mendicanti e bimbe rom col palmo della mano teso a chiedere uno spicciolo. I lavavetri spuntano anche sull'Olimpica, in via Leone XIII, a un passo da Villa Pamphili, a piazza Pio XI. Alla fine di viale Mazzini, poco prima di imboccare il Lungotevere, ce n'è uno che si presenta agli automobilisti vestito con tanto di giacca, cravatta e scarpe eleganti. E più ci spostiamo in periferia più la presenza irregolare aumenta. Via Prenestina, via Casilina, via Palmiro Togliatti, via della Serenissima, via Tuscolana, via Laurentina. E ancora via Appia, via Salaria, via Portuense. Più le strade sono lunghe, più semafori hanno. Più semafori hanno più lavavetri ci sono. Molti di loro lavorano agli incroci dove sono posizionati i gabbiotti dei vigili urbani. Ma nella struttura, spesso, non c'è nessuno. Così possono lavorare industarbati. E se pure gli uomini in divisa sono presenti sul territorio non è detto che intervengano. Occupati a gestire il traffico e le emergenze in città lasciano, almeno in questi giorni, lavorare illegalmente gli spazzoloni sui parabrezza dei romani.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.