Roma Capitale

Referendum per Roma Capitale

Il testo del decreto legislativo su Roma Capitale arriva in Campidoglio. Ma non piace a nessuno. C'è chi vede il bicchiere mezzo vuoto e chi, come al solito, mezzo pieno. La notizia tuttavia è che il bicchiere c'è. Ed è da qui che si parte per la riforma più importante degli ultimi sessantanni, quella che riconosce a Roma lo status istituzionale di Capitale. E sulla quale potrebbe esserci, già in autunno, un referendum per chiedere ai romani un parere consultivo sul futuro della città. E di futuro si è discusso ieri in Consiglio comunale, dove il primo decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso, ha messo d'accordo maggioranza e opposizione: va modificato. Diversi i toni. Il presidente della Commissione per le Riforme istituzionali di Roma Capitale, Francesco Smedile (Pd) ha infatti annunciato le dimissioni richiamando l'aula a un forte sussulto di dignità: «Il decreto è stato scritto da un burocrate che non ha idea di che vita faccia un consigliere comunale o municipale». Il decreto prevede, tra l'altro, la riduzione dei consiglieri da 60 a 48 e il limite massimo di Municipi a 12, oltre a un diverso rapporto di potere tra giunta e Assemblea, a vantaggio del sindaco. Sul dibattito è intervenuto anche Alemanno che ha invitato Smedile a ritirare le dimissioni: «perché il decreto ha bisogno del parere di Comune, Regione, Provincia e della conferenza Stato-Regioni. Cominciare il confronto dimettendosi è sbagliato dal punto di vista istituzionale. Nel decreto ci sono punti critici, mi impegno affinché ci sia un ampio confronto. Ci sarà una seduta straordinaria per approvare la mozione con proposta di modifica». Un invito al confronto e alla sintesi politica rinnovato sia dal presidente del Consiglio comunale, Pomarici sia dal vice sindaco Cutrufo che ha illustrato il complesso iter della riforma sottolineando come «finalmente abbiamo un primo riconoscimento della particolarità della Capitale, ma noi come consiglieri di Roma dobbiamo convincere il Parlamento e rendere i cittadini consapevoli di tutto questo. La riforma può essere realtà già dal 2011.». La parola poi passa al presidente della commissione Roma Capitale, Francesco Storace che elenca almeno dieci punti «critici» del decreto, definito «un passo avanti insufficiente», e lancia la proposta del referendum «per affermare la sovranità popolare nella costruzione della nuova Roma». Una proposta che sta già riscuotendo importanti consensi in entrambi gli schieramenti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.