Braccio di ferro tra Campidoglio e governo sui tagli agli enti locali. Il maxi emendamento alla Finanziaria 2010 vuole infatti la soppressione dei municipi e la riduzione dei consiglieri comunali. Il sindaco Alemanno risponde con una proposta di decentramento che prevede la soppressione di dieci municipi su 19. Verranno così create nove «aree metropolitane» con più poteri e risorse. Così, per i Municipi capitolini, cambierà tutto. In barba al maxi emendamento della Finanziaria firmato Calderoli che vorrebbe l'eliminazione sic et simpliciter dei Municipi, anche per le grandi città, Roma anticipa tutti e mette sul tavolo una maxi riforma destinata a segnare la storia politica e amministrativa della città, con la riduzione dei Municipi da 19 a 9. Non si tratta di eliminare i parlamentini locali, come vorrebbe il governo, quanto piuttosto di razionalizzare la divisione amministrativa della città. Municipi più grandi allora ma anche con più poteri. Il progetto pilota è partito il 24 novembre in XIII Municipio, che opererà in modo più autonomo e diretto su bilancio, lavori pubblici, politiche sociali. Una prova importante per sviluppare un modello amministrativo che punta a una gestione orizzontale del territorio con il «super controllo» del Campidoglio e autonomia nella gestione amministrativa nei singoli Municipi. Più poteri e più risorse, dunque, (il XIII Municipio avrà più fondi derivanti da maggiori entrate tributarie ed extratributarie accertate e riscosse effettivamente nel Municipio), ma meno parlamentini. Nella proposta di delibera sulla riforma del decentramento, approvata dalla giunta all'unanimità e che dovrà ora passare all'esame delle commissioni e del Consiglio comunale, con il preventivo parere dei Municipi, la mappa della capitale subisce sensibili cambiamenti: nove, e non più diciannove, Municipi divisi in «macro aree», o meglio in nove «aree metropolitane». Nel particolare: l'attuale I Municipio (centro storico), «ingloberà» una parte del II (piazzale Flaminio), il XVII (Prati-Mazzini) e il piccolo III Municipio (Bologna, Università e San Lorenzo); Allargherà i confini il IV Municipio (Talenti-Montesacro) «prendendosi» una piccola parte del II (Salario) e parte del XX. Tre in uno anche per il V (Tiburtino), il VI (Prenestina) e il VII (Centocelle). Nessuna variazione in vista per l'VIII Municipio, già abbastanza esteso nei quartieri di Lunghezza, Torre Maura, Torre Spaccata, Borghesiana. Addio invece al piccolo parlamentino dell'Appio-San Giovanni, cioè il IX che andrà a formare l'area metropolitana di Roma sud con il X (Tuscolano-Cinecittà) e parte dell'XI (Appia Antica, Ardeatina). L'altra parte dell'XI Municipio (Ostiense-Garbatella) verrà accorpata al XII (Eur-Torrino). Tutto invariato per il XIII (Ostia-Acilia), dove appunto è stato appena avviato il progetto pilota per l'attuazione del nuovo modello di decentramento. Unico «stemma» anche per i due Municipi confinanti tra Portuense, Magliana, Monteverde e Pisana, vale a dire il XV e il XVI. Mentre a nord della capitale verranno accorpati i Municipi XVIII (Aurelio), XIX (Boccea) e parte del XX (Cassia-Prima Porta). Ancora da definire il numero dei consiglieri municipali, che potrebbe comunque salire dagli attuali 24 a 30 ma che, in virtù dell'accorpamento, scenderebbe in ogni modo dagli attuali 456 consiglieri su 19 Municipi a 270 su nove. Al di là dei numeri, comunque, occorrerà puntare sull'autonomia di bilancio delle nuove aree metropolitane, ovvero la capacità di spesa per beni e servizi, oggi vincolata all'amministrazione centrale. Ora si parte con il XIII Municipio che potrà gestire direttamente le entrate tributarie del territorio. A fine mandato il verdetto finale, sul quale si baserà il futuro, non solo amministrativo, della capitale.
Tagli ai Municipi: diventeranno 9
