Una doccia fredda. Così è arrivato il maxi emendamento firmato Calderoli alla Finanziaria 2010, all'esame del Parlamento la settimana prossima: soltanto cinque commi per cancellare la vita amministrativa e politica delle città, capitale compresa. Tagli pesanti agli enti locali dunque, non solo in termini di finanziamenti ma anche per le spese. Giunte e consigli comunali più «snelli», soppressione di direttori generali, difensore civico e consorzi, eliminazione dei Municipi. Nel particolare le giunte comunali dovranno avere un assessore ogni quattro consiglieri (oggi è uno su tre), mentre il numero dei consiglieri comunali dovrà assottigliarsi del 20%. Questo significa che l'aula Giulio Cesare dovrà essere composta da 48 consiglieri e non più da 60. Va meglio per la Provincia che mantiene invariato il numero dei consiglieri (46) ma riduce quello degli assessori, da 12 a 10. Addio, invece, ai Municipi: 456 consiglieri eletti nei 19 parlamentini locali, per una spesa media di circa 30 mila euro al mese per ogni municipio, ovvero 570 mila euro al mese per lo stipendio dei consiglieri municipali. Un «conto» che certamente ha fatto il governo, senza l'oste però. Eliminare i Municipi significherebbe infatti paralizzare le città, non solo «spegnendo» un interruttore vitale, quello del contatto diretto tra cittadino-utente e amministrazione. Ancora, lo snellimento riguarda anche la figura del direttore generale che andrà abolita, mentre i segretari amministrativi che a Roma svolgono la doppia funzione (segretario e direttore) dovranno rinunciare alla doppia indennità. Un risparmio per lo Stato di 8,9 miliardi di euro per tutti gli oltre 4 mila comuni italiani. Ma la «dieta» amministrativa non può essere applicata senza tener conto della particolarità di ogni singolo territorio. Per Roma, probabilmente, arriverà una deroga in virtù del nuovo status di Capitale che prevede non solo poteri e autonomia rispetto ad altri livelli istituzionali, ma anche l'allargamento della giunta capitolina a 15 assessori e la trasformazione del Consiglio comunale in Assemblea, acquisendo in tal modo poteri normativi, oggi esclusivi della Regione. Ma se su questo punto occorre ancora fare chiarezza, certamente la riduzione del numero dei consiglieri eletti non potrà trasformarsi in realtà a mandato politico in corso. Tutto si rinvia, insomma, alle prossime elezioni amministrative. Di tempo per riflettere ce n'è a sufficienza.
Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.