«Ilprovvedimento contenuto in finanziaria che prevede la riduzione o l'abolizione dei Municipi - ha commentato Alemanno a margine del Consiglio straordinario dell'Anci - è una proposta fuori misura, perché un conto è ridurli o cancellarli nei centri con pochi abitanti, un altro conto è farlo nei grandi Comuni dove i municipi servono. Questa è un'idea che ci lascia basiti perché un comune come Roma, di 2,8 milioni di abitanti, senza di essi non può essere governato». Provocatorio il minisindaco del X Municipio, Sandro Medici: «Comincio a pensare che abbia ragione il ministro Tremonti a voler obbligare i Comuni a eliminare gli organi di decentramento in quanto enti inutili. Il sindaco Alemanno si è limitato a sperimentare piccole misure di decentramento per il litorale ma non osa andare oltre, lasciando i Municipi a presidiare gli scantinati». Un «no» secco e deciso all'eliminazione dei parlamentini locali arriva anche dal presidente del IV, Cristiano Bonelli. «Eliminare i Municipi significherebbe la paralisi amministrativa della capitale, oltre a creare un vuoto incolmabile tra i cittadini e l'amministrazione. Un conto è riorganizzare i Municipi con la creazione di aree metropolitane, più ampie ma con più poteri e risorse, un conto è cancellarle del tutto». Per il «super» minisindaco del XIII, Giacomo Vizzani, che ha ricevuto da pochi giorni l'onere e l'onore di guidare il progetto pilota del decentramento con il conferimento di maggiore autonomia, «l'eliminazione dei parlamentini significherebbe fare un passo indietro di almeno dieci anni e gettare la vita amministrativa nel caos. Non solo. Dal 1992 ad oggi, il sindaco Alemanno ha realizzato il primo, concreto atto di decentramento, conferendo appunto maggiore autonomia al mio territorio. Non è pensabile dare un colpo di spugna proprio oggi che il decentramento amministrativo sta diventando realtà». S.N.
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