Quasi due tonnellate di droga, 36 arresti, 26 indagati, sequestrati immobili per 15 milioni e due bande romane di trafficanti di droga smembrate grazie alle dichiarazioni di una «interposta persona». È la prima volta che in Italia si impiega il nuovo «strumento giuridico», un pentito infiltrato. Lo hanno "inaugurato" il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo col pm Rodolfo Sabelli, e i carabinieri del Reparto operativo diretto dal colonnello Salvatore Cagnazzo, assieme al Nucleo investigativo di via In Selci del maggiore Bartolomeo Di Niso. Stroncati gli affari milionari di due sodalizi malavitosi: compravano all'estero e ricevevano la roba con navi, Tir e aereo. Un gruppo faceva base a Cinecittà, diretto da un ex della banda della Marrannella, Danilo Zunnei, 50 anni. L'altro, con quartier generale a Ostia, capeggiato dall'ex della banda della Magliana, Carmine Fasciani, 60 anni, in carcere a Secondigliano, gestito dalla moglie Silvia Franca Bartoli, col supporto logistico di Nicola Di Mauro, e la complicità di alcuni insospettabili, come Luana Severina, che in casa a Prati ha tenuto nascosti 277 mila euro, e i fratelli Talamoni (Antonio, Fabio e Davide sentimentalmente legato alla figlia di Fasciani), proprietari delle quote azionarie della «Dafa srl», controllante la «Porticciolo». Il clan Fasciani ha ricevuto il colpo più duro: sequestrati lo stabilimento balneare «Faber Village» a Ostia, il ristorante «la Brasa» di Fiumicino e sei appartamenti. A fare da cerniera tra le due organizzazioni il bulgaro Kiril Kirkov (arrestato anche lui), intermediario coi fornitori di droga in Marocco (per l'hashish, con una margherita impressa sui panetti) e Argentina (cocaina, col logo Toyota), con residenze in Spagna e a Ostia. Suo gregario tuttofare l'ex del Nuclei armati rivoluzionari di estrema destra, Alberto Piccari (già detenuto). L'interposta persona è un collaboratore di giustizia che lavora da infiltrato, rimanendo nell'organizzazione e passando informazioni agli investigatori. Così ha fatto un corriere, un autotrasporatatore che insieme alla merce ordinaria (confezioni di burro) caricava sul Tir frigorifero anche la droga. Circa due anni fa si è presentato al comandante della Compagnia Casilina dei carabinieri, il maggiore Paolo Unali, e ha vuotato il sacco. Si sentiva braccato dai militari e pressato dalla moglie. Un viaggio con la droga rendeva parecchio, diecimila euro. Ma il suo presentimento era che la cuccugna stava per finire. I carabinieri infatti avevano notato il traffico, fermando dei Tir con la droga nascosta o trovandone altri alle uscite del Gra parcheggiati e col carico stipato dentro. Altri sequestri sono stati fatti anche all'aeroporto: i paanetti di droga da un chilo erano dentro i pallonicini inscatolati.
Pentito infiltrato stronca narcotraffico
