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Altro che riforma Cartabia, con i referendum arriva la svolta sulla Giustizia

Francesco Storace
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Potrebbe essere una rivoluzione in mano al cittadino. Una matita copiativa per scardinare vecchi privilegi e ingiustizie persistenti nella magistratura. Una giustizia giusta, nonostante Marco Travaglio e una pletora di demoniaci conservatori dell'esistente. Se martedì la Corte Costituzionale darà il via libera ai referendum promossi dalla Lega di Matteo Salvini e dal partito radicale potrebbe davvero cambiare il diritto nel nostro Paese grazie alla mobilitazione popolare. Il centrodestra lo promette da anni ed oggi, sul tema, non è più solo. Proprio sulla giustizia la politica sarà chiamata a rispondere con i suoi indirizzi sui quesiti. Che sono davvero ben più decisivi rispetto alla riforma Cartabia, che è solo un primo passo come sostiene in un'intervista al nostro giornale Andrea Ostellari, presidente leghista della commissione giustizia del Senato. Sei le proposte sulle quali si chiederà un «sì» o un «no» agli elettori dopo il vaglio della Corte Costituzionale.

RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI - E se abbiamo citato Travaglio è perché ieri il direttore del Fatto Quotidiano si è esibito in una demonizzazione dei quesiti a cui va data risposta. Non ci si può lamentare, come fa lui e l'esercito dei conservatori in tema di giustizia, perché si chiede che chi sbaglia paghi. Troppe volte si sono commessi errori giudiziari che poi rifondiamo noi cittadini perché a riparare è chiamato lo Stato e non il magistrato che ha sbagliato. Troppo comodo.

CUSTODIA CAUTELARE - Per i detrattori del referendum, non ci sarà carcere per finanziamento illecito ai partiti e per tutti «i delitti puniti con pene sopra i 5 anni» (per gli altri già non è prevista), salvo nei casi di «concreto e attuale pericolo» che uno reiteri «gravi delitti con armi o di altri mezzi di violenza» o di mafia e terrorismo. Così ladri, scippatori, bancarottieri, evasori frodatori, corrotti, corruttori, concussori, truffatori, stalker verrebbero fermati e subito scarcerati dopo 48 ore. Una follia contraria ai principi di eguaglianza, di ragionevolezza e con le esigenze di ordine pubblico». Ma non è vero. E per due ragioni almeno. Anche se fossero abrogate le misure cautelari per il pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie (ponendo fine a un abuso generalizzato), resterebbe comunque la possibilità di disporre misure cautelari per il pericolo di commissione di gravi delitti, come quelli con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale (oltre a quelli di criminalità organizzata e contro l'ordine costituzionale). Allo stesso modo, se sussiste il pericolo di fuga odi inquinamento probatorio il reo sarà sottoposto a misura cautelare. E poi, per un «dettaglio» che è fondamento della Carta costituzionale che troppo spesso si dimentica di citare quando si parla del diritto: si chiama presunzione di innocenza che dovrebbe valere sempre e fino al terzo grado di giudizio. Per quanti saranno condannati in via definitiva e riconosciuti colpevoli, le misure cautelari invece non serviranno più, perché sarà applicata una pena giusta e rigorosa.

 

 

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE - Travaglio contesta anche questo. E scrive: «A parte l'assurdità del merito, l'"ordine giudiziario" unico fra pm e giudici è sancito dalla Costituzione, che non si cambia coi referendum abrogativi». Invece, va detto che coi referendum si impedisce solo il passaggio da una funzione all'altra all'interno del medesimo ordine giudiziario. Ciò nella speranza che, nel futuro, il Parlamento comprenda la necessità improcastinabile di una riforma ancora più profonda, costituzionale, per creare anche due distinti CSM (requirente e giudicante) e quindi definitivamente due ordini.

LEGGE SEVERINO - Altro argomento messo nel mirino è quello relativo all'abrogazione della Legge Severino. «Si vuole abolire - si ulula - l'incandidabilità dei condannati definitivi per gravi o gravissimi reati. Ma o si abroga l'articolo 54 della Costituzione, che impone "disciplina e onore" a chi ricopre cariche pubbliche, osi cancella il referendum». Anche qui, molta fantasia. I manettari citano solo le condanne definitive, dimenticando che per gli amministratori locali è sufficiente una condanna non passata in giudicato per determinare la decadenza automatica. E che l'ordinamento penale già prevede l'interdizione dai pubblici uffici, sia come misura cautelare che come pena accessoria.

 

 

VALUTAZIONE - Qui la si spara davvero grossa e si sostiene che «nelle filiali locali del Csm che giudicano i magistrati, voterebbero pure gli avvocati. Così quello di Messina Denaro potrebbe dare la pagella a chi lo sta cercando». Frescaccia. L'obiezione demagogica trascura che oggi vi è perfetta sovrapposizione tra «controllori» e «controllati». È nell'interesse dei magistrati meritevoli essere valutati con la massima obiettività da rappresentanti il più possibile eterogenei, che comprendano anche i rappresentanti dell'Università e dell'Avvocatura.

CSM SENZA CORRENTI - È il sesto quesito. Ma Travaglio lancia anche qui il suo anatema: «Chi si candida non dovrà più raccogliere firme. Almeno questo è compatibile con la Costituzione: infatti non frega niente a nessuno». Peccato che si trascuri un altro dettaglio. L'attuale obbligo di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura impone ai magistrati che si vogliano candidare al Csm di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere ad esse iscritti.

 

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