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Vaccino ai bambini, Salvini e Meloni linciati dalla sinistra

Francesco Storace
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Un tempo i comunisti mangiavano i bambini, ora si accontentano di vaccinarli. Quelli altrui. È incredibile e paradossale quanto accade sulla testa di Ginevra, figlia di Giorgia Meloni, e di Mirta, figlia di Matteo Salvini, coinvolte in un conflitto politico che non ha alcuna ragione di essere. Perché non sono vaccinate. E non certo per dispetto, ma per prudenza dei loro genitori, esattamente come accade per il 65 per cento delle famiglie italiane: i bambini vaccinati sono circa il 35%. Ebbene, la mancata esposizione del braccio al siero da parte delle figliolette dei leader del centrodestra scatena una canea mai vista. «Strizzate l’occhio ai novax», come se Salvini e la Meloni non si fossero vaccinati.

Di più e di peggio. «Si fanno la guerra per la leadership della coalizione persino con le figlie», e questo è qualcosa davvero di sanguinoso.
Non c’è limite al senso del ridicolo. È toccato leggere persino una dichiarazione patetica e abbastanza puerile dell’ex capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci: «Non mi permetto di sindacare scelte genitoriali ma vista la pubblicità sui casi in questione, penso che Matteo Salvini continui l’inseguimento di Giorgia Meloni per conquistare consensi tra i novax. Inseguimento che mi sembra scriteriato». «Non mi permetto di sindacare», ma lo fa.

Ci fosse solo uno a chiedergli dove sta questa pubblicità da parte del segretario della Lega come della presidente di Fratelli d’Italia. Entrambi hanno risposto con educazione ai giornalisti che hanno chiesto loro della vaccinazione delle figlie. Anziché trincerarsi in un «non lo dico» che avrebbe suscitato polemiche ancora più fragorose, hanno detto la verità. E di questi tempi, evidentemente, non è concesso.

A Marcucci e a quelli come lui sarebbe da chiedere perché si sono limitati a votare l’obbligo vaccinale da 50 anni in su e non dalla culla. È evidente che i genitori, compresi quelli che rappresentano il centrodestra italiano, hanno il diritto di essere preoccupati per le loro figlie, come i due terzi del popolo italiano.
Vogliono decidere con pediatri e medici come evitare danni da Covid ai loro pargoli. E questo è un motivo per crocifiggerli?

Poi ci si mettono pure i bacchettoni che ci sorbiamo ogni giorno in questa o quella televisione. Persino il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, stavolta i numeri li dà sulla politica: «Rinnovata sintonia tra Salvini e Meloni, niente vaccino ai loro figli. Quando la propaganda politica conta più della privacy». Un tweet davvero infantile, come se avessero affisso manifesti e non risposto alle curiosità ossessive di alcuni giornalisti.

Ovviamente, non può mancare qualche «alleato» a dire la sua in un dibattito politico che non avrebbe ragione di essere. È Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia a twittare – per inseguire il coordinatore Antonio Tajani: Meloni e Salvini «dichiarano di non aver vaccinati i loro figli. Io non ho dubbi, per me vale il contrario. Io ho vaccinato mia figlia, sono fiero di ciò e credo nelle indicazioni dei medici e della scienza». Non si è chiesto a quanti possa interessare. Facendo esattamente la stessa parte del capogruppo lombardo del Pd, Fabio Pizzul, che si è messo a sproloquiare che «la Lega, con Fratelli d'Italia, rispetto alla pandemia e ai vaccini rimane ambigua e inaffidabile».

La replica è del coordinatore lombardo della Lega, Fabrizio Cecchetti: «Per questa polemica insensata e infondata il Pd dovrebbe chiedere scusa: da un punto di vista etico e morale si tratta di bassezza immane. Enrico Letta non ha nulla da dire a riguardo?». Perché è un «dibattito» davvero indegno.

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