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I guai della tv di Stato

Righini: "Solo nomi niente idee. Così la Rai morirà"

Parla il manager che collabora con viale Mazzini: "Manca il dibattito sul futuro dell'azienda"

Righini: : "Solo nomi niente idee. Così la Rai morirà"

Diego Righini 42 anni, manager è, tra gli altri incarichi, presidente del Festival Internazionale del Film corto «Tulipani di Seta Nera» che raccoglie e organizza i cortometraggi per il mondo della Rai, di cui è profondo conoscitore.

Righini, in cosa consiste il suo progetto?
«Collaboro da anni con la Rai, coniugo insieme al mondo del cortometraggio, il mondo di rappresentanza del mondo sociale, delle pubblicità progresso perché vuole rappresentare dei temi di carattere sociale, quindi vuole raccontare storie di persone ma soprattutto raccontarle legate a tematiche che possono essere le violenze in genere, l'immigrazione, la disabilità, la povertà».

II governo del cambiamento cambierà anche la Rai?
«Resto con l' amaro in bocca. L' altro ieri si sono eletti quattro consiglieri d' amministrazione della Rai in Parla mento e non c' è stato nessun dibattito su quello che è la Rai. Noi eleggiamo i parlamentari, i parlamentari eleggono con un mandato quattro persone che vanno in consiglio d' amministrazione della Rai ma senza un dibattito. Quindi nominati per fare cosa? Inoltre ieri, anche se non se n' è parlato per niente, c' è stata l' elezione del rappresentante dei dipendenti, quindi il quinto consigliere. Forse tra lunedì e martedì avverrà la nomina degli altri due, che deve nominare il Ministero dell'Economia, ma anche lì senza dibattito. La cosa che mi preoccupa è che io, anche prima delle elezioni, ho avuto modo di confrontarmi con Giancarlo Giorgetti, abbiamo affrontato il tema di quello che è la missione della prima azienda culturale del Paese, cioè di far crescere cultural mente il Paese, di tenerlo saldo. Significa che se oggi lo specchio del Paese, anche dopo il dato elettorale, dice che a Nord vince un' idea politica legata al mondo dell'industria, al Sud ne vince un' altra legata all' assistenzialismo, un'azienda Rai forte serve a riunificare il Paese».

Con il Movimento 5Stelle si è confrontato?
Certamente, toccando l' altro grande tema che mi preoccupa. A Roma si sono fatti due tavoli molto importanti sul mondo della televisione e del cinema organizzati dal sindaco Raggi e dal suo vicesindaco, Luca Bergamo, per specificare che i contenuti che devono uscire devono evitare di spaccare il Paese. Io tutte queste cose nel dibattito politico non le ho viste e questo mi preoccupa. Il mio essere imprenditore e organizzatore l' ho dato con grande piacere all' azienda Rai, ora si sentono alcuni che dicono che privatizzeranno le reti genera liste come Rai 1 e Rai 2, ridurranno la potenzialità dell' azienda culturale Rai e questo mi preoccupa. Io ne ho una visione di carattere sociale e imprenditoriale e in questo momento ridurre la portata della Rai ritengo che sia un importante errore, per ché significa che il Paese, sui temi della divisione Nord -Sud e della lotta di classe tra chi ha meno e chi ha più, se non c' è qualcuno che ricerca un tema culturale di incontro peggiorerà. Questo deve essere il compito del mandato e io spero che ilGoverno a seguito di questa intervista risponda su questo, ne discuta prima della chiusura della nomina degli ultimi due posti del vertice Rai. Perché tra i due nomi, che dovrà fare il Ministro dell' Economia, ci sarà anche l' amministratore delegato con funzione di direttore generale».

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