Addio a Pisa, Massa, Imola. Bandiera bianca anche a Siena, seppure per solo qualche centinaio di voti. E ad Avellino neanche il totem dell'alleanza tra De Mita e Mancino è riuscito ad arginare la disfatta. Per il Partito Democratico il secondo turno delle Amministrative si è trasformato in una disfatta epocale. Di fatto, quelle che un tempo erano considerate roccaforti consolidate del potere rosso, oggi hanno cambiato colore. E pure le regioni che più di recente sembravano essere rimaste fedeli al centrosinistra, come la Campania, hanno deciso di voltare pagina. Il Pd tiene solo in Puglia, e non è detto che ai piani alti questa circostanza sia accolta con sollievo, visto che Michele Emiliano è pronto a lanciare la scalata nazionale sull'onda di un modello, il suo, che tiene insieme di volta in volta sinistra e destra o sinistra e grillini pur di prevalere alle urne. Risvegliatisi dallo choc di una notte impensabile, i big del Nazareno si sono subito affrettati a esibire le classiche dichiarazioni del giorno dopo la sconfitta. Parole in gran parte sentite già dopo la batosta del 4 marzo, eppure rimaste senza seguito. Negli oltre tre mesi passati dalle Politiche, i Dem non hanno fatto altro che rinviare congresso e resa dei conti sperando che, chissà come, i voti perduti tornassero all'ovile. E' accaduto il contrario: il popolo una volta rosso della Toscana, oggi vota il "nero" Salvini. Il primo ad attizzare i carboni ardenti è stato l'ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda: "La navigazione a vista sta portando il centro sinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno. Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito!" ha scritto Calenda, reclamando la fondazione di un nuovo "fronte repubblicano". Parole che incontrano la freddezza del segretario reggente Maurizio Martina: "Sono d’accordo con il lavoro di cambiamento complessivo, non sono d’accordo nel superare il Pd perché tutte le proposte, le più aperte possibili, devono avere un centro di riferimento. Credo nel lavoro di ricostruzione". Sulla necessità di dare uno scossone il prima possibile al partito conviene l'ex vicepresidente della Camera Roberto Giachetti: "In un momento difficile come questo, penso che dobbiamo dare stabilità al Partito democratico eleggendo una nuova classe dirigente che lo conduca e lo rilanci con una nuova linea politica. Pensare di sterilizzare la condizione del Partito democratico fino alle europee non aiuta". L'eventuale congresso, però, a detta di molti non dovrebbe limitarsi a un semplice turnover nelle posizioni di comando. "Ci sono gli elementi per una riflessione molto seria e l’apertura di una fase costituente" dice Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia. Per Orlando, al Pd "serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico: non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano. Questo non è il momento di parlare di formulette". E se un renziano come Andrea Marcucci approfitta della disfatta per sottolineare come "il Pd perda anche senza Matteo", tra i pochi a poter cantare vittoria c'è il governatore pugliese Michele Emiliano, che prova a passare subito all'incasso. "Siamo l’unica Regione italiana nella quale il centrosinistra, sia pure nelle sue varie forme, ha saputo prevalere in modo schiacciante sia sul Movimento 5 Stelle sia sul centrodestra, portando a casa una vittoria di 10 a 1" dichiara Emiliano. "Questo - ha continuato - ovviamente, è il frutto della libertà di ciascuno, del fatto che la Puglia non ha ricette precostituite, che non ha imposto candidati calati dall’alto e soprattutto del fatto che è l’energia di un popolo, che da 15 anni fa trionfare il centrosinistra in tutte le elezioni più importanti amministrative e regionali, e consente a una nuova classe dirigente di emergere senza imposizioni, offrendo a ciascuna città la possibilità di scegliere il proprio Sindaco nell’ambito della nostra parte politica, trovando sempre un nuovo motivo per rilanciare, per andare avanti". Insomma, lo schema per Emiliano è quello di superare le ricette precostituite - come ha fatto in questi anni con alleanze politiche trasversali - e di ascoltare i territori. Sarà questa la ricetta con cui, presumibilmente, potrebbe ritentare la scalata al vertice Dem. E sulla sua strada, oltre al sempre più presente Calenda, potrebbe trovare quel Nicola Zingaretti che rappresenta l'unica altra faccia vincente del partito negli ultimi tempi. Di una cosa al Nazareno sono certi: rinviare oltre la resa dei conti servirebbe solo a rendere irreversibile l'agonia.
Dopo il flop nel Pd parte la sfida post-Renzi. Si scaldano Calenda, Emiliano e Zingaretti

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