Politica

Bondi, veleni e vendetta contro il Cav

Dure accuse dopo mesi di silenzio: "Fallimentare al governo, bravo solo all’opposizione" CONTRO Nunzia De Girolamo: "Che squallore Sandro" - A FAVORE Gaetano Quagliariello:

Nel 2011 Pompei perde i pezzi e tutti gli indici dei suoi detrattori convergono su di lui, che, pur schivando la mozione di sfiducia individuale, respinta dalla Camera, è costretto, ormai logoro e delegittimato anche da frange del suo stesso partito, a dimettersi dalla carica il 23 marzo, anticipando di pochi mesi l'uguale destino del suo Presidente, che terminerà il mandato a Palazzo Chigi nel novembre dello stesso anno. L'esperienza al Mibac deve aver lasciato cicatrici profonde nell'ex ministro, che ora si definisce un uomo «vecchio e superato», intenzionato a chiudere con la militanza dopo «tante battaglie» e a chiedere per se stesso la damnatio memorie . In questa sorta di testamento politico non mancano parole di autocritica, anche dura, ma quello che proprio Bondi sembra non riuscire a perdonare a Berlusconi è l'aver anteposto gli interessi delle sue aziende a quelli delle istituzioni, con gli alti manager del gruppo che esautoravano ministri e dirigenti di partito: «Doris e Nagel sostennero che la situazione economica e finanziaria del Paese era disperata e non vi era altra possibilità che quella di dare vita a un governo tecnico sostenuto anche da Forza Italia. La nostra autonomia era pari a zero». Infine un sussulto d'orgoglio volto a riabilitare il proprio ruolo, cercando di distanziarlo da quello, spesso accusato, del fedele scudiero: «Quando forse un giorno verranno pubblicate le mie lettere indirizzate nel corso di vent'anni a Berlusconi, frutto del mio lavoro di consigliere politico, si comprenderà qual è stata davvero la mia figura». Ai posteri l'ardua sentenza.

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